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autopropulsióne

sf. [auto-+propulsione]. Principio su cui è basato il funzionamento di motori a getto (autoreattori) in cui l'aria, captata dalla bocca di presa anteriore, viene compressa, per effetto della velocità stessa del mezzo, nel diffusore che precede la camera di combustione, senza che venga quindi impiegato alcuno dei compressori utilizzati nei turboreattori. È detta anche autoreazione. L'autopropulsione, pur consentendo una brillante soluzione del problema propulsivo per aeromobili destinati a volare a velocità subsoniche elevate o, più frequentemente, a velocità supersoniche, è scarsamente utilizzata per l'estrema difficoltà di regolazione, e per la totale incapacità di funzionare a punto fisso e a bassa velocità, da cui deriva l'assoluta necessità di ricorrere ad adeguati sistemi acceleratori perché possano raggiungersi le condizioni di funzionamento. I tipi di propulsore adottati differiscono a seconda che si voli a velocità subsoniche (autoreattore subsonico) o supersoniche (autoreattore supersonico); "Lo schema di funzionamento di autoreattore subsonico e supersonico è a pag. 212 del 3° volume." ; "Per il funzionamento di un autoreattore subsonico e supersonico vedi schema al lemma del 3° volume." in entrambi i casi sono schematicamente costituiti, nell'ordine, da una bocca di presa, da un diffusore, da una camera di combustione e da un effusore; l'autoreattore supersonico ha, in più, anteriormente, un'ogiva per la compressione supersonica. Perché sia possibile il regolare funzionamento del propulsore è necessario che la parziale conversione di energia di pressione, che si verifica nel diffusore, consenta di raggiungere pressioni sufficienti ad assicurare un ragionevole rendimento termodinamico. Ne consegue che è indispensabile poter accelerare inizialmente l'autoreattore fino a fargli raggiungere una velocità sufficiente a mantenere il fenomeno propulsivo, cosa che si ottiene con razzi oppure con turbogetti (vedi autoturboreattore).