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chiaroscuro

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Lessico

sm. [sec. XV; chiaro+ scuro].

1) Mezzo usato in pittura per rendere illusoriamente sul piano l'immagine plastica mediante la modulazione dell'intensità dei colori dal bianco al nero.

2) Per estensione, ricercato contrasto di toni che, nella composizione o nell'interpretazione di opere letterarie, musicali o teatrali, mira a mettere in risalto immagini, suoni o gli stessi personaggi: una scena che i chiaroscuri rendono più drammatica.

3) Alternanza o contrasto di luci e ombre in genere: le macchie degli alberi spiccavano nel chiaroscuro del crepuscolo. Fig., successione alterna di situazioni o eventi lieti e dolorosi: ha trascorso un'esistenza piena di chiaroscuri.

Arte

Il chiaroscuro fu una conquista e un mezzo stilistico delle civiltà figurative greca, romana e rinascimentale; civiltà che erano spinte da ideologie interessate alla realtà nei suoi elementi percettivi e concreti e volte a realizzare su di essa un intervento dell'uomo. Nella pittura greca effetti di chiaroscuro appaiono a partire dal sec. V a. C., e le fonti ricordano quale “inventore” del chiaroscuro il pittore Apollodoro, detto perciò skiagráphos (pittore delle ombre). Come può vedersi dai mosaici e dalle pitture superstiti, l'uso degli effetti di chiaroscuro, di luce e ombra, si diffuse soprattutto in età ellenistica e romana. Famoso è il chiaroscuro monocromo (cosiddetto “fregio giallo”) della casa detta di Livia, sul Palatino. Durante il Medioevo il chiaroscuro scade a mero attributo tecnico, per tornare a essere scoperto e recuperato nel suo significato originario dai pittori del Trecento. Dal Cavallini a Giotto, da Duccio fino a Masaccio, fu un continuo approfondimento dello studio delle leggi chiaroscurali, i cui esiti entrarono a far parte integrante della poetica e del linguaggio degli artisti rinascimentali, in modo particolare dei fiorentini. Leonardo teorizzò il concetto del chiaroscuro trasfondendolo in quello di “sfumato”. Per Michelangelo il chiaroscuro serviva invece a staccare violentemente le figure dal fondo. In questo periodo si aprì anche il conflitto tra sostenitori del chiaroscuro e sostenitori del colore. I Senesi, per esempio, tendono a ridurre il rilievo proprio per non turbare l'intarsio delle campiture di colore, mentre il Correggio scioglie la forma in un chiaroscuro vibrante. I Veneziani alla fine del sec. XV composero il dissidio con la scoperta del tono, cioè con la tecnica volta a ottenere il chiaroscuro mediante la qualità del colore. Questa fu la strada dei “coloristi”, mentre i “ luministi ” subordinarono il colore a una visione della realtà impostata sui forti effetti di contrasto tra luce e ombra; per la lunga stagione pittorica dei luministi fu determinante la lezione caravaggesca. Col tempo il chiaroscuro divenne un artifizio accademico e solo la pittura impressionista gli diede nuovo vigore e altri sviluppi, che giungono con conseguenze diverse fino a Cézanne, a Picasso, a Klee.

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