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decisionismo

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Lessico

sm. [sec. XX; da decisione]. Tendenza ad assumere decisioni, a risolvere direttamente e rapidamente i problemi di propria competenza. Riferito in particolare ai detentori di cariche politiche che esercitano le loro funzioni con risolutezza, privilegiando il momento decisivo su quello dell'analisi preventiva e della mediazione fra opposti interessi: un ministro che dà prova di scarso decisionismo; l'eccessivo decisionismo del nuovo esecutivo.

Filosofia

Indirizzo del pensiero giuridico e sociale contemporanei elaborato da Karl Schmitt, filosofo e giurista le cui posizioni sono state al centro del dibattito teorico degli ultimi decenni. Il decisionismo di Schmitt si ispira alla filosofia di Thomas Hobbes, per il quale soltanto la decisione del sovrano può arrivare a fondare l'ordine sociale portando l'uomo fuori dal disordine della natura. Così per Schmitt la validità della norma giuridica non ha altro presupposto che la decisione. Per queste sue caratteristiche, il decisionismo ha avuto larga fortuna nel pensiero contemporaneo e se ne ritrova il segno – come ha messo in rilievo Karl Löwith nel saggio Il decisionismo occasionale di Karl Schmitt (1935) – nella filosofia dell'esistenza di Martin Heidegger o nella riflessione teologica di Rudolf Bultmann, ma soprattutto in quella di Romano Guardini per il quale la morte di Gesù Cristo è da considerarsi legata a un “principio puro di decisione”.

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