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destalinizzazióne

sf. [sec. XX; da destalinizzare]. Processo di “liberalizzazione” delle strutture e dei metodi di governo dello Stato sovietico promosso in URSS dopo la scomparsa di Stalin. Il “nuovo corso”, che maturò gradualmente a partire dal 1953, ebbe la sua espressione più clamorosa al XX Congresso del PCUS nel 1956 con il “rapporto segreto” di Chruščëv che riuscì a demolire il mito staliniano. Nel 1961 il XXII Congresso riprese, approfondì e completò i contenuti del XX. Questo processo di “svolta” politica e di “disgelo” fu anche dovuto al mutamento della situazione internazionale che, con il crollo delle posizioni colonialiste e il moltiplicarsi, dopo il 1948, di Paesi a sistema socialista, sia in Europa sia in Asia, vedeva allontanarsi quella situazione di “accerchiamento capitalistico” intorno all'URSS da cui Stalin aveva tratto la giustificazione per la sua politica accentratrice e burocratica, fondata sul “culto della personalità” e sull'eliminazione dei dissenzienti.

Bibliografia

G. Boffa, La grande svolta, Roma, 1959; L. Basso, Da Stalin a Krusciov, Milano, 1962; B. Rizzi, La lezione dello stalinismo. Socialismo e collettivismo burocratico, Roma, 1962; A. Werth, Cronache degli anni di Krusciov, Torino, 1962; M. Lewin, La Russia in una nuova era, Torino, 1988.

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