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discàrica

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Lessico

sf. [sec. XV; da discaricare].

1) Operazione di scarico di merci e materiali dalle imbarcazioni ai moli portuali.

2) Luogo nel quale è possibile depositare materiali non recuperabili, in genere macerie edilizie (inerti) o scarti industriali solidi.

3) Nell'industria mineraria, deposito cumuliforme di materiali terrosi sterili provenienti da scavi a giorno o sotterranei o da impianti di lavaggio e di flottazione o dallo scoperchiamento di un giacimento.

Ecologia

Una discarica controllata è un impianto destinato a ricevere rifiuti, realizzato su terreni adatti o predisposti a evitare l'inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, attrezzato per la sistemazione e la copertura dei rifiuti stessi secondo tecniche idonee a evitare ogni forma di danno all'ambiente e di rischio per la salute umana. La discarica, in base alla legislazione in vigore dal 1982, può essere di vario tipo a seconda dei rifiuti che deve ricevere: di prima categoria per rifiuti solidi urbani; di seconda categoria di tipo A per rifiuti inerti (sfridi di materiali da costruzione e materiali provenienti da demolizioni, costruzioni e scavi); di seconda categoria di tipo B per rifiuti speciali, tossici e nocivi, ma con livelli molto ridotti di sostanze tossiche; di seconda categoria di tipo C per rifiuti speciali derivanti da attività produttive e con livelli modesti di sostanze tossiche e rifiuti derivanti dalle attività di depurazione (fanghi); di terza categoria per rifiuti tossici e nocivi contenenti percentuali anche consistenti di sostanze tossiche e per i quali non risulti possibile adottare diversi e adeguati sistemi di smaltimento. La realizzazione di una discarica deve essere compiuta in modo da assicurare un'elevata protezione dall'inquinamento attraverso una serie di condizioni che garantiscano: l'isolamento dei rifiuti dall'ambiente circostante, in particolare dalle acque di falda; la raccolta dell'eventuale gas prodotto dalla decomposizione della sostanza organica eventualmente presente nei rifiuti; la ricopertura e sistemazione finale dell'area impegnata. Queste condizioni devono essere osservate in modo più stringente per le discariche nelle quali si intende smaltire rifiuti tossici e nocivi. Le discariche realizzate prima del 1982, spesso non controllate, sono state progressivamente messe a norma o chiuse con interventi di bonifica consistenti nel recupero di condizioni che garantiscano la protezione dell'ambiente. Ancora diffuso l'esercizio di discariche abusive, realizzate o gestite in modo difforme dalle condizioni indicate dalla legge e, quindi, fonte di gravi inquinamenti e occasione di illeciti arricchimenti in seguito alla proliferazione del fenomeno definito "delle ecomafie". Quando una discarica abusiva viene individuata, deve essere sottoposta ad appropriate azioni di bonifica.Importanti variazioni circa la disciplina giuridica che regolamenta la pianificazione e la gestione delle discariche si sono avute alla fine degli anni Novanta con l'entrata in vigore del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, conosciuto come decreto Ronchi, poi aggiornato dalla legge 15 dicembre 2004, n. 308: con tale decreto viene consentito di smaltire nelle discariche soltanto i rifiuti inerti, i rifiuti che rispondono a determinate norme tecniche e i rifiuti che sono il risultato di operazioni di riciclaggio. Il recepimento della direttiva CEE 99/31 ha inoltre portato alla limitazione progressiva del ricorso alla discarica per i rifiuti di tipo organico fermentescibile e per quelli dotati di un buon potere calorifico per i quali possono essere previste adeguate operazioni di recupero energetico. Sono state anche modificate le norme per le procedure di autorizzazione per la realizzazione di nuove discariche; infatti la crescente sensibilità giuridica al fenomeno di valutazione di impatto ambientale ha reso obbligatorio sottoporre a verifica ambientale, in ambito regionale, i progetti di nuove discariche sia per rifiuti urbani non pericolosi sia per rifiuti speciali non pericolosi che abbiano entrambi capacità fino a 100.000 m3. Secondo il rapporto rifiuti 2009 dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in Italia lo smaltimento in discarica è il principale metodo di eliminazione dei rifiuti, perché è semplice ed economico. L'uso della discarica è intenso nei paesi poco sviluppati. Alcuni paesi come la Germania, l'Austria e la Svizzera hanno eliminato il conferimento in discarica di rifiuti non trattati e le discariche sono utilizzate principalmente per lo stoccaggio delle ceneri dei termovalorizzatori o dei residui degli impianti di trattamento biologico e compostaggio. Per limitare emissioni nocive e non diventare sorgenti di inquinamento per il suolo o per l'idrosfera, le discariche devono essere costruite secondo una struttura a barriera geologica in modo da isolare i rifiuti dal terreno, rispettare gli standard igienici e la biosfera, riutilizzare i biogas prodotti come combustibile per generazione di energia. Anche in una discarica moderna, si riesce a recuperare solo il 40% circa del metano, mentre il resto viene disperso. È pertanto importante che la frazione umida dei rifiuti venga raccolta in modo differenziato o che comunque i rifiuti subiscano compostaggio o trattamento meccanico-biologico prima del passaggio in discarica (questi processi permettono di recuperare il 100% del metano dato che avvengono in reattori chiusi).