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inincrócio

sm. [in-1+incrocio]. In genetica, accoppiamento tra individui appartenenti alla stessa linea parentale (inbreeding). Il caso limite di inincrocio è rappresentato dall'autofecondazione che, comunque, si verifica raramente anche in quegli organismi che ne hanno la possibilità. L'inincrocio è, forse, un adattamento evolutivo della specie in quanto ha come effetto quello di portare all'omozigosi vari loci genici: ne deriva che sia i geni favorevoli sia quelli deleteri risultano potenziati e se questi ultimi sono prevalenti, in una popolazione con un alto grado di inincrocio, i geni deleteri recessivi producono gravi effetti negativi. L'inincrocio non cambia comunque le frequenze geniche complessive, quanto piuttosto le frequenze genotipiche. § Coefficiente di inincrocio, misura della riduzione dell'eterozigosi in un individuo come conseguenza del fatto che i suoi genitori sono più imparentati della media della popolazione. È una funzione del coefficiente di parentela degli animali incrociati, in quanto la parentela (il pool genico comune) dei genitori impiegati varia da incrocio a incrocio. Viene calcolato numericamente dividendo per due il coefficiente di parentela.

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