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mèrito²

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino merítum, cosa meritata].

1) Il meritare, cioè la condizione per cui si è degni di lode e di premio o anche di castigo: fama superiore al merito; premiare, punire secondo il merito; medaglia al merito, concessa come riconoscimento di particolari benemerenze militari o civili; a pari merito, con gli stessi diritti di premio; per merito di qualcuno, grazie al suo intervento.

2) Azione, qualità che costituisce un titolo di benemerenza; pregio, virtù: il suo maggior merito è la buona volontà.

3) Ricompensa meritata: Dio vi renda merito.

4) Per estensione, aspetto sostanziale contrapposto a quello formale: entrare nei meriti di una questione, considerarla nei suoi aspetti fondamentali; in particolare, in diritto, il contenuto di un documento o di un atto: questione di merito e questioni di procedura.

5) Ant., interesse di un capitale.

6) In diritto processuale, merito della causa, il complesso delle questioni la cui risoluzione da parte del giudice influisce direttamente o indirettamente sul contenuto della decisione finale; eccezioni di merito, le affermazioni rivolte a contestare le ragioni della controparte e che si basano su fatti sostanziali e non processuali o di forma. In diritto amministrativo, vizi di merito, difetti che possono rendere inefficace il provvedimento amministrativo per inosservanza da parte della Pubblica Amministrazione dei criteri di opportunità o convenienza e delle norme di equità, che deve invece osservare.

7) In araldica, ordine al merito della Repubblica Italiana, ordine cavalleresco istituito nel 1951, conferito dal presidente della Repubblica a chi si sia reso benemerito dello Stato. Prevede 5 classi: cavalieri di gran croce, grandi ufficiali, commendatori, ufficiali, cavalieri.

mèrito (teologia)

Il merito è il premio soprannaturale che l'uomo consegue a seguito dell'opera buona compiuta. Condizioni sono: che l'uomo sia ancora vivo e viva in stato di grazia. Tale azione deve essere: libera, in sé e per sé o anche comandata (precetto religioso), ma liberamente accettata; buona, in ordine al retto fine dell'uomo; rientra in questa categoria anche il non compiere un'azione cattiva, quando richieda uno sforzo morale; soprannaturale, perché l'atto umano deve essere orientato verso Dio e realizzarsi nel connubio fra volontà umana e abito infuso della grazia. Oggetto del merito de condigno sono per il giusto la vita eterna e l'aumento della gloria celeste; de congruo per il peccatore, ulteriori grazie attuali per avvicinarsi alla giustificazione, cioè le buone azioni compiute dal peccatore non gli danno direttamente la giustificazione, che rimane sempre un atto gratuito di Dio, ma lo pongono nella situazione migliore per riceverla. Merito di Gesù Cristo: mentre era ancora vivente su questa terra, Cristo, nella sua qualità di vero uomo libero, ha meritato per sé la glorificazione del suo corpo e l'esaltazione e adorazione del suo nome; per l'uomo, Cristo ha meritato la santificazione e la vita eterna per i meriti infiniti della sua vita, della sua Passione e Morte e per la sua Resurrezione. Questi meriti egli ha comunicato agli uomini nella comunione del Corpo Mistico, di cui egli è il capo e gli uomini da lui redenti le membra.

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