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mulino o molino

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Lessico

sm. [sec. XIV; latino tardo molīnum, da molĕre, macinare]. Macchina industriale atta a macinare materiali solidi di vario tipo, dal pietrame al clinker di cemento, ai cereali, a prodotti alimentari di vario genere; l'edificio dove tali macchine lavorano. Fig., essere un mulino a vento, essere incostante, volubile; parlare come un mulino a vento, non smettere mai. Frequente in frasi proverbiali: “Tirar l'acqua al proprio mulino”, adoperarsi per il proprio utile, magari a danno altrui; “Chi va al mulino s'infarina”, chi si mette in un certo ambiente ne rimane influenzato; “Combattere contro i mulini a vento”, combattere contro avversari inesistenti, con riferimento alla lotta di Don Chisciotte contro i mulini da lui creduti giganti.

Cenni storici

I primi rudimentali mulini derivano dalle macine per cereali d'uso domestico che funzionavano per attrito (macina a sella) oppure per urto (mortaio a pestello): la forza usata era quella muscolare dell'uomo. Sono stati ritrovati reperti in pietra di questi mulini risalenti al I millennio a. C. e restati nell'uso fin verso il sec. I a. C. Dal primo tipo derivano i mulini a mola rotante, dal secondo i mulini a pestelli usati rispettivamente per prodotti alimentari e minerali; questi due tipi, pur con notevoli perfezionamenti, furono i più usati fino al sec. XI. Il mulino a mola rotante "Il disegno schematico di un antico mulino a mola rotante è a pag. 257 del 15° volume." era formato da una mola a cono smussato (base) sulla quale ruotava una mola cilindrica esternamente a gola e cava all'interno: le superfici giustapposte erano scanalate e la cavità della mola cilindrica era biconica, cosicché la sua parte superiore funzionava da tramoggia; entrambe le mole erano in pietra dura e quella superiore veniva fatta ruotare sotto la spinta di una coppia di animali da tiro. "Per il mulino a mola rotante vedi disegno al lemma del 13° volume." Il mulino a pestelli era formato da una serie allineata di vasche in pietra cilindriche in ciascuna delle quali cadeva per gravità un grosso pestello in pietra o in metallo, collegato a un estremo di un braccio oscillante, sollevato da funi o da un rudimentale albero a camme fatto ruotare da un timpano o da una noria. Entrambi questi mulini potevano disporre di una forza motrice pari a 0,5-1 CV; maggiore disponibilità di forza si ebbe con l'introduzione della ruota idraulica, sfruttante l'energia idraulica, in grado di erogare potenze fra 30-50 CV. Il mulino idraulico, noto ai Cinesi fin dal sec. V a. C. e nel mondo greco-romano dal sec. I a. C., ebbe scarsa diffusione in quanto richiede un flusso d'acqua continuo e con una certa velocità, un sistema di regolazione dell'energia idraulica e un complesso di meccanismi in grado di resistere agli sforzi conseguenti l'elevata potenza disponibile. Nei primi mulini, le mole in pietra erano disposte in orizzontale e quella macinante era mossa da una ruota a pale con asse verticale, che erogava una potenza di 3-5 CV; a partire dal sec. II vennero perfezionandosi mulini idraulici con ruote a pale di grosso diametro e con asse orizzontale, sfruttanti corsi d'acqua veloci o salti d'acqua artificiali. Le macine, sempre in pietra, erano azionate da un albero mosso da una coppia di ruote dentate in legno. Tali mulini vennero realizzati per l'attività molitoria solo in alcune grandi città e per la frantumazione di minerali ovunque fosse possibile impiantarli. Lo sviluppo delle tecniche del legno, metallurgiche e costruttive, consentì a partire dal sec. XI la diffusione dei mulini idraulici e il loro impiego quale motore primo per altre macchine (per tessitura, per lavorazioni di minerali e metalli, per la fabbricazione della carta, ecc.): vennero realizzati mulini fluviali, mulini galleggianti, mulini a marea strutturalmente analoghi a quelli usati per muovere le macine da grano. Circa nella stessa epoca si diffuse il mulino a vento, di cui si ha notizia a partire dal sec. IV in cronache cinesi; diffusisi nei secoli successivi in area islamica, si affermarono nella fascia costiera europea, dall'Olanda alla Russia, a partire dal sec. XIII. Questi mulini sfruttano l'energia eolica mediante una ruota ad asse orizzontale recante lunghe pale a croce formate da un traliccio di legno e tela: la spinta del vento sulle pale viene trasmessa al mozzo della ruota solidale con un albero la cui estremità reca una ruota (prima a pioli poi dentata) che ingrana con un'analoga ruota ma ad asse verticale. Quest'ultima fa ruotare la mola macinante del mulino; la potenza disponibile è di 30-40 CV ma il funzionamento del mulino è intermittente, dipendendo dall'irregolarità del vento; usato nelle attività molitorie, è stato adottato anche per il sollevamento dell'acqua, soprattutto nei Paesi Bassi dove tali mulini sono parte del paesaggio tipico e oggi funzionano esclusivamente per l'eduzione delle acque dai polders.

Tecnologia: tipi e funzionamento

I mulini possono essere classificati in base alla granulometria del materiale in uscita e all'azione che esercitano sul materiale da trattare: per ottenere prodotti grossolani si possono usare macchine che agiscono soprattutto per urto e percussione, come per esempio i mulini a martelli, simili ai frantoi dello stesso tipo; per pezzature più fini sono usati mulini che agiscono per compressione e taglio o per attrito; infine in alcuni mulini si esercita una macinazione a umido, agevolata dalla dissoluzione della parte solubile del materiale da trattare. I materiali in pezzatura relativamente grande subiscono generalmente un trattamento successivo in mulini granulatori che li riducono a dimensioni utili per gli impieghi più comuni; infine i materiali che devono essere ridotti a polveri finissime vengono ulteriormente trattati in mulini macinatori. Tra i mulini granulatori si ricordano le cilindraie, le molazze, i mulini a pestelli, in cui corpi di varia forma, fissati a un albero che ruota a velocità elevata, esercitano sul materiale da trattare azioni di urto e di taglio. Tra i mulini macinatori i tipi più diffusi possono essere classificati come segue: mulini a forza centrifuga, che possono essere: a pendolo, costituiti da aste sospese alla cui estremità è articolato un rullo che rotola contro la parete della vasca di raccolta oppure a grosse sfere rotolanti fra due piastre scanalate; mulini ad attrito, che possono essere a campana costituiti da due coni verticali, coassiali, rivestiti di piastre di usura, entrambi con conicità verso l'alto dove il cono interno ruota, quello esterno è fisso, a palmenti, nei quali una mola cilindrica ad asse verticale ruota su una seconda mola fissa coassiale, a dischi ad asse orizzontale, dei quali uno è fisso e l'altro rotante; a tamburo rotante, nei quali si usano come corpi macinanti sfere di acciaio o di porcellana, ciottoli di selce (pebble mills) o barre d'acciaio. La macinazione è fatta quasi sempre a umido, in ciclo chiuso con un classificatore. Si chiamano mulini colloidali quelli usati per ridurre particelle di circa 10 μ sospese in una torbida a dimensioni colloidali (1 μ); possono essere rotativi, con ruota a risalti, dotata di velocità periferica di circa 150 m/s, o conici, nei quali un cono ruota entro un cono coassiale fisso con velocità periferica di ca. 1000 m/s; la distanza fra i due coni è di ca. 25 μ.

Tecnologia: industria alimentare

I mulini usati nell'industria alimentare variano secondo il prodotto da macinare ma tutti si basano sull'associazione dei due effetti di compressione e trazione. Il più usato è la cilindraia in ghisa. Per molire prodotti alimentari che non sempre presentano una percentuale di umidità costante si usano mulini a tamburo rotante nei quali i corpi a sfere macinanti sono in acciaio o porcellana secondo la durezza del prodotto da molire. Per la macinazione di semi, frutti con nocciolo e materiali fibrosi si usa un particolare mulino a martelli costituito da bracci che ruotano con una determinata angolatura in modo tale da ridurre continuamente la granulometria, e il mulino a coltelli, costituito da corpi frangenti a coltelli fissi intercalati con altri coltelli portati da un albero rotante. Per triturare semi di cacao, di arachidi e di girasole, si usa il mulino a dischi, costituito da due mole orizzontali la cui faccia comunicante presenta sporgenze e unghie opportunamente disposte capaci di dar luogo a una vasta granulometria del molito. Per triturare le olive, oltre al frantoio a macelli si usano mulini a martelli, a rulli, a molazze. I mulini a martelli danno una pasta raffinata e sono molto economici come manutenzione; i martelli possono avere velocità e peso differenti secondo la finezza della macinazione richiesta. Nei mulini a rulli la triturazione avviene per compressione con attrito o incisione del materiale. Nei mulini a molazze un sistema a vite senza fine-corona elicoidale, molto silenzioso e resistente, esegue la triturazione per compressione e taglio.

Tecnologia: agricoltura

In agricoltura viene detta mulino aziendale la macchina che esegue la disgregazione e lo sfarinamento di prodotti agricoli (foraggi essiccati, steli e tutoli di mais, semi di avena, orzo, mais, fava, lupino, ecc.) per la preparazione di mangimi polverulenti. Secondo il materiale trattato e il principio di funzionamento si hanno: frangipanelli (panelli di semi oleosi), frangibiade o frantoi (semi vari), macinatutoli, polverizzatori e mulini frangitutto, che compiono in un solo passaggio la trinciatura e la polverizzazione di prodotti vari.

Diritto

L'esercizio di un mulino è soggetto a licenza rilasciata dalla Camera di Commercio provinciale, previo parere dell'Ispettorato del Lavoro e dell'Ufficio Sanitario in rapporto alle prescrizioni igienico-sanitarie previste dalla legge. Per i contravventori a queste norme la pena è dell'ammenda con facoltà all'imputato di presentare, prima del dibattito, domanda di oblazione in ragione di un decimo, un quinto, un quarto del massimo dell'ammenda. L'oblazione estingue l'azione penale. Per omesso pagamento della tassa annuale il mulino viene chiuso d'autorità fino al pagamento della stessa.

Media

Mulino