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mummificazióne

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Lessico

sf. [sec. XIX; da mummificare].

1) Procedimento con il quale si arrestano i comuni processi putrefattivi di un cadavere. Può essere spontanea o artificiale. §La mummificazione è spontanea se la morte di un organismo animale si verifica in ambiente molto secco e ventilato; in tal modo l'organismo si disidrata e, pur diminuendo leggermente di volume, conserva intatte tutte le sue caratteristiche esterne e interne. Fra i casi più noti vi sono i ritrovamenti avvenuti nel Wyoming (Stati Uniti) di due rettili del genere Anatosaurus mummificati in terreni del Cretaceo superiore. La mummificazione artificiale è realizzata allo scopo di conservare il corpo dell'estinto. In questo secondo caso si parla, più propriamente, di imbalsamazione.

2) In agricoltura, sorta di marciume secco che si produce in vari frutti carnosi (susine, pesche, mele, mandarini, ecc.).

Etnologia

Di tecniche di conservazione dei cadaveri esistono varie forme: la più diffusa consiste nell'essiccare mediante affumicatura il corpo o il solo cranio del defunto (Africa, Insulindia, Oceania, America Meridionale); più semplice è l'essiccazione al sole per esposizione (Australiani, Marquesani) o la “salificazione” per esposizione in zone di marea così da ottenere una mineralizzazione del corpo (Melanesiani, alcuni gruppi Polinesiani). Nelle isole Salomone era praticata una mummificazione per trattamento con calce, mentre tra gli Aleutini la mummificazione si otteneva per congelamento all'aria. La forma più complessa di mummificazione è l'imbalsamazione, oggi praticata quasi esclusivamente in Europa e soprattutto negli USA a richiesta dei singoli parenti o per famosi personaggi. Qualunque sia la tecnica, alla base della pratica vi sono le più disparate ideologie religiose, tutte tendenti alla conservazione della reliquia al fine di mantenere intatte le qualità spirituali del defunto.

Egittologia

Nel mondo antico, il centro culturale della mummificazione fu l'Egitto, dove la pratica si sviluppò enormemente per ragioni religiose, in quanto la sopravvivenza dell'anima era connessa con la conservazione del corpo che ne era stato il supporto in vita. All'inizio era riservata al re e ai membri della famiglia reale, ma poi andò estendendosi a tutti quelli che potevano permettersela. Non si sa quando siano iniziati i primi tentativi, ma un piede mummificato nella tomba di Gioser (III dinastia) e i canopi di Hetepheres, madre di Cheope, fanno pensare all'inizio dell'Antico Regno. Col Nuovo Regno la mummificazione arrivò a eccellenti risultati, per decadere poi di nuovo dopo la XXI dinastia. Il cadavere veniva portato nel laboratorio dell'imbalsamatore che, dopo aver estratto le viscere e il cervello, e averli depositati nei quattro vasi canopi, lavava il corpo con aromi e lo immergeva in natron (soda naturale) per settanta giorni. Al termine di questo periodo il corpo, ormai disseccato, era di nuovo lavato, le cavità venivano riempite con aromi e stoffe e il tutto era avvolto in metri e metri di bende di lino nelle quali si inserivano amuleti di vario genere.