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oclocrazìa

sf. [sec. XVI; dal greco ochlokratía, da óchlos, moltitudine+kratêin,dominare]. Momento finale della teoria dell'anaciclosi, elaborata da Polibio nel libro VI della sua Storia universale. Secondo tale teoria, nella storia di ogni società umana, con un perpetuo ripetersi ciclico le forme di governo “buone”, in cui trionfano giustizia e ragione, si alternano a forme di governo “corrotte”, dominate dalla violenza, dalle passioni e dagli interessi individuali. Si avrà così la monarchia, che, in quanto governo di un solo individuo, nella fase corrotta si tramuta in tirannide; alla tirannide, la parte migliore dei cittadini si ribellerà dando vita a un'aristocrazia, che durerà sino al momento in cui, anch'essa degenererà in oligarchia; a questa si opporrà infine il popolo che instaurerà la democrazia, a sua volta destinata a degenerare in oclocrazia. Sotto tale ultima forma di governo, la società ripiomba in uno stato selvaggio di violenze e cupidigie individuali sfrenate.

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