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partitura

sf. [sec. XVII; da partire1 nel senso di dividere, distribuire].

1) Non comune, spartizione.

2) Rappresentazione grafica di una composizione musicale destinata a più esecutori. È costituita dalla sovrapposizione delle singole parti, in modo da consentirne la lettura globale e simultanea. La diffusione delle edizioni in partitura è legata allo sviluppo della musica orchestrale nel Settecento; in precedenza si preferiva per lo più l'edizione in parti staccate, ma si conosce un esempio di partitura vocale, stampata a Venezia nel 1577, contenente i Madrigali a quattro voci di C. De Rore. In linea di massima in una partitura le voci vengono disposte dall'alto in basso procedendo dall'acuto al grave; nelle partiture orchestrali la disposizione convenzionale presenta, partendo dall'alto, i legni (ottavino, flauto, oboe, clarinetto, fagotto), gli ottoni (corni, trombe, tromboni, tube), arpe, pianoforte, percussione, archi (violini, viole, violoncelli, contrabbassi). Le parti del coro e dei solisti vocali si scrivono sopra gli archi.

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