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perequazióne

sf. [sec. XVI; dal latino tardo peraequatíonis].

1) In economia, ripartizione di oneri e di favori sulla base della giustizia distributiva: perequazione dei salari, l'adeguamento della paga operaia alla svalutazione della moneta; perequazione tributaria, ripartizione delle imposte fra i singoli cittadini in base all'accertata capacità contributiva di ognuno. La perequazione è il fine a cui dovrebbe tendere ogni corretta politica finanziaria o tributaria, per eliminare le sperequazioni nella contribuzione e l'abuso delle evasioni. Base della perequazione deve essere un accertamento rigoroso dei redditi imponibili. Un primo tentativo in questo senso è stata, in Italia, la “riforma Vanoni”, seguita poi da altre, la cui efficacia tende però a essere annullata dalla mancanza di controlli sulle evasioni.

2) In statistica, procedimento (detto anche lisciamento, dall'inglese smoothing) con cui si sostituisce a una serie di valori osservati un'altra serie di valori ottenuti con il calcolo, onde eliminare dalla prima eventuali irregolarità di andamento e determinarne il movimento tendenziale (interpolazione). La perequazione è detta meccanica se operata con il metodo delle medie mobili, analitica se operata ricorrendo a funzioni matematiche (lineari, polinomiali, ecc.) ritenute rappresentative della tendenza. Il metodo più usato in questo secondo caso è basato sul principio dei minimi quadrati.

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