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procuratóre

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Lessico

sm. (f. -trice) [sec. XIII; dal latino procurator-oris].

1) Non comune, chi procura, procacciatore, provocatore.

2) Curatore, amministratore, sovrintendente, specialmente in determinati settori dell'amministrazione pubblica e con specifiche accezioni relative alle diverse epoche storiche.

3) Persona che ha ricevuto da un'altra la procura di rappresentarla nella difesa del suo interesse in un determinato atto: procuratore legale, quello che in un processo ha la funzione di rappresentare una delle parti (non di difendere in giudizio, che è funzione propria all'avvocato). La legge 24 febbraio 1997, n. 27 ha soppresso l'Albo dei procuratori legali e stabilito che il termine procuratore legale, contenuto in disposizioni vigenti, si intenda sostituito da quello di avvocato; procuratore commerciale, il rappresentante di un imprenditore con rapporto continuativo la cui procura deve essere pubblicata sul registro delle imprese; procuratore alle grida, rappresentante dell'agente di cambio. Nell'uso sportivo, sinonimo di manager. § In campo religioso, procuratore generale, religioso con l'incarico di curare l'amministrazione dei beni temporali del suo ordine o congregazione.Nell'ordinamento canonico non è formalmente necessaria la rappresentanza delle parti a mezzo di procuratori o la loro difesa a mezzo di avvocati. Essa, tuttavia, può o deve essere imposta dal giudice in talune cause riguardanti pubblico interesse o minori. I procuratori iscritti nell'albo della Sacra Rota o in quelli diocesani devono essere cattolici (fatta eccezione per il caso di necessità), muniti di titoli di studio ed eccellenti per onestà e vita religiosa.

Storia

Nell'antica Roma i procuratori avevano incarichi finanziari e amministrativi e sotto l'impero divennero una classe di funzionari sempre più importante: erano scelti fra i cavalieri, ma anche fra i liberti, ed erano di nomina imperiale. In quel periodo erano addetti all'amministrazione del patrimonio del principe, alla cancelleria imperiale, agli edifici pubblici, agli acquedotti e alle strade; esercitavano funzioni finanziarie nelle province senatorie e imperiali, specialmente per quanto riguardava il fisco; potevano essere governatori delle province procuratorie (per esempio Ponzio Pilato in Giudea). I procuratori allargarono sempre più il loro campo d'attività ed erano ancora in funzione nel sec. IV. Nel Medioevo vi erano procuratori statali nei vari comuni per rivendicare i diritti dello Stato e curare la manutenzione delle opere pubbliche. A Venezia grande importanza assunse il procuratore di San Marco, secondo in grado solo al doge: risiedeva alle Procuratie e in origine ebbe l'incarico di sovrintendere alla fabbrica della basilica e alla sua amministrazione. Verso la metà del sec. XIII i procuratori divennero nove con il compito di sorvegliare le tutele e l'adempimento delle volontà testamentarie, di tenere in deposito il danaro pubblico e di sovvenire alle necessità dello Stato. Dopo il 1453 parteciparono anche alle deliberazioni del Senato. Sotto le signorie i procuratori fiscali curavano gli interessi dello Stato nei processi e fungevano da pubblici accusatori. Essi si trasformarono, nel sec. XVIII, nel procuratore del re o della Repubblica.

V. Arangio-Ruiz, Il mandato in diritto romano, Napoli, 1949; G. Scherillo, A. Dell'Ora, Storia del diritto romano, Milano, 1950; F. Bonifacio, Cognitor, procurator e rapporto processuale, Milano, 1956.