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serigrafìa

sf. [seri-+-grafia]. Procedimento di stampa che utilizza forme permeografiche al fine di trasferire su un qualsiasi supporto (carta, tessuto, vetro, resine sintetiche ecc.) uno scritto e, più di frequente, un disegno, un motivo grafico. § La forma è costituita da un telaio di tessuto a maglie molto fitte, di seta naturale, di fibre sintetiche o di fili metallici; il soggetto da riprodurre viene eseguito a mano o preparato fotograficamente; le maglie del tessuto (i cui fili sono 20÷200 per il nylon monofilamento, 33÷157 per l'acciaio inox ecc. al centimetro) rimarranno aperte solo nelle zone stampanti. La forma viene quindi posta su di un telaietto di legno, nella serigrafia a mano, o di metallo, nel caso di una macchina serigrafica che praticamente esegue le medesime operazioni con maggior rapidità. Il telaio portaforma viene fatto poggiare sul supporto che deve ricevere l'immagine; una racla spande l'inchiostro sulla forma in modo che filtri attraverso le maglie, inchiostrando il supporto. Nel caso di più colori si preparano più forme, una per ciascun colore. Con la serigrafia è, comunque, possibile stampare su di un supporto avente una forma qualsiasi, per esempio bottiglia, scatola, cartellone, paralume ecc.; inoltre si può variare lo spessore di inchiostro deposto ottenendo così effetti particolari; infine si possono utilizzare colori fosforescenti e fluorescenti. La serigrafia è un sistema di stampa noto fin da tempi remoti, forse inventato contemporaneamente in Cina e in Egitto; la tecnica si sviluppò rapidamente in Cina, dove raggiunse livelli di grande perfezione e fu utilizzata anche con funzioni artistiche. Poco diffusa in Europa, venne reintrodotta come metodo di stampa da S. Simon nel 1907 (silk screen process); le prime macchine per serigrafia sono state realizzate negli USA da E. A. Owens (1921).

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