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tùrco

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Lessico

agg. e sm. (f. -a; pl. m. -chi).

1) Agg., relativo alla Turchia, ai Turchi: le coste turche; l'impero turco. In particolare, bagno turco, bagno di vapore caldo, che provoca abbondante sudorazione; per estens., grande sudata: a trasportare i mobili mi son fatto un bagno turco; alla turca, al modo dei Turchi: sedere, sedersi alla turca, a gambe incrociate e ripiegate in modo da sedersi sui propri piedi; caffè alla turca, fatto nella cuccuma, con polvere finissima che rimane in parte in sospensione; divano alla turca, ottomana; latrina alla turca, formata da un vaso appiattito, generalmente a livello del pavimento, con pedane leggermente rialzate e orifizio di scarico.

2) Poco comune, musulmano. Per estens., non cristiano, miscredente.

3) Fig., che è strano, astruso, incomprensibile: parlare turco, in una lingua sconosciuta o con parole o frasi incomprensibili.

4) Sm., appartenente alla popolazione dei Turchi; abitante, nativo della Turchia: l'espansione dei Turchi; il Gran Turco, il sultano dei Turchi. Anche l'insieme di lingue e dialetti appartenenti alla famiglia altaica (v. oltre). Nella loc. testa di turco, chi fa da capro espiatorio, per l'usanza diffusa in passato di usare come tirassegno immagini rappresentanti dei Turchi.

5) Persona empia, miscredente, per lo più nella loc. come un turco; fumare come un turco, essere un fumatore accanito.

Antropologia

Uno dei tipi umani metamorfici del gruppo mongoloide caratterizzato da pelle bianco-giallastra, naso diritto, statura alta e brachicefalia. Non è tuttavia riconosciuto da tutti il valore tassonomico di questo tipo umano e, in classificazioni più recenti, esso è assorbito nel più ampio, ma tassonomicamente definibile, tipo anatolico (o pamiriano), da alcuni a sua volta collegato al tipo alpino del gruppo europoide.

Linguistica

Il turcologo G. Németh distingue due grandi gruppi: lingue turche j- che hanno conservato immutato l'originario j-, lingue turche s- che hanno trasformato l'originario j- in s-. Il primo gruppo comprende i dialetti siberiani parlati dai Tartari dell'Altaj e di Abakan, dai Teleuti, dai Caragassi; i dialetti dell'Asia centrale parlati dai Chirghisi, Uzbechi, Turcomanni, Sarti; i dialetti del Mar Nero parlati dai Tartari di Crimea, del Caucaso e dell'Azerbaigian e soprattutto dai Turchi dell'Anatolia e della Penisola Balcanica; i dialetti delle regioni del Volga parlati dai Tartari di Kazan e dai Baschiri. Il gruppo delle lingue turche s- comprende il ciuvascio del Volga e lo jacuto della Siberia orientale. Su tutte queste lingue si è affermato e imposto, per ragioni storiche e culturali, l'osmanli, cioè la lingua letteraria e ufficiale della Turchia, che nel corso della sua evoluzione ha subito sensibili influssi soprattutto arabi e persiani, ma anche da altre tradizioni linguistiche. I primi documenti delle lingue turche sono le iscrizioni dell'Orkhon in Mongolia (sec. VIII), scritte in un alfabeto simile alla scrittura runica e perciò detto runico turco o runico di Orkhon, il quale fu poi sostituito dall'alfabeto uigurico o neosogdiano, pure sinistrorso, che non distingue le consonanti sorde e sonore. In seguito all'islamizzazione fu adottato l'alfabeto arabo, con alcuni caratteri aggiunti dai Persiani, che rimase in vigore fino al 1928, quando per impulso di Kemāl Atatürk fu introdotto l'alfabeto latino con particolari segni diacritici. Caratteristica principale del turco è il fenomeno dell'armonia vocalica che consiste in un adattamento del vocalismo suffissale al timbro del vocalismo radicale.

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