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Lessico

sf. [sec. XIII; latino valles-is].

1) Depressione di forma allungata a profilo trasversale concavo, che scende verso il mare o un bacino idrografico interno. Si dice longitudinale se si sviluppa parallelamente al rilievo; trasversale, se lo attraversa. Generalmente le valli prendono nome dal fiume che le percorre o dalla località principale: valle d'Aosta; frequentemente la forma tronca: val d'Adige.

2) In varie loc.: a valle di, verso la foce di un fiume rispetto a un punto determinato: il Po a valle di Cremona; con valore estensivo, a valle, in basso, giù; per monti, per valli, fig., dappertutto; la valle di lacrime, fig., la Terra, in quanto sede di sofferenza per l'uomo.

3) Area depressa e paludosa nei pressi di un delta fluviale e di lagune: valle di Comacchio.

4) Lungo il litorale dell'alto Adriatico, da Grado a Comacchio, valle da pesca, bacini di acqua salmastra, poco profondi e pullulanti di vita, divisi in bacini (peschiera, pascolo ecc.) chiusi mediante arginatura o altre opere, la cui comunicazione col mare risulta regolabile dalla volontà del piscicoltore in dipendenza dalle necessità della semina, dell'accrescimento e della cattura del materiale ittico (vallicoltura).

Geomorfologia: generalità

L'analisi tipologica delle valli varia secondo l'aspetto sotto il quale si studia: l'agente modellatore, la struttura tettonica delle rocce, lo stadio evolutivo raggiunto dai processi morfogenetici. Ne derivano classificazioni completamente autonome, anche se integrabili fra loro. Assumendo come fattore discriminante l'agente modellatore, le valli possono essere innanzi tutto distinte in fluviali e glaciali, rispettivamente nei casi in cui la loro genesi sia dovuta all'azione erosiva di un corso d'acqua o di una lingua glaciale. Elementi indispensabili per definire le due diverse morfogenesi sono i profili.

Geomorfologia: valle fluviale

Nelle valli fluviali il profilo trasversale presenta la nota forma a “V”, ad aste più o meno ravvicinate, in funzione dello stadio evolutivo raggiunto dalla valle stessa, delle caratteristiche e natura delle rocce nelle quali sono scolpiti i versanti ecc. Così, una valle giovanile può presentare versanti subverticali (profilo a forra o a gola), specie se i medesimi sono modellati in rocce particolarmente resistenti agli effetti della degradazione meteorica, principale responsabile della maggiore o minore svasatura del profilo stesso. Questo può poi presentare fondo piatto, se all'azione erosiva iniziale del corso d'acqua che ha scavato il solco vallivo ha fatto seguito un processo di deposizione, che ha provocato un alluvionamento sul fondo. L'alternarsi di fasi di erosione e deposizione è responsabile della comparsa, nell'ambito del profilo trasversale, di evidenti e caratteristiche rotture di pendenza, i terrazzi fluviali. Rotture di pendenza più ridotte, ma più numerose, possono comparire lungo i versanti di valli modellate in serie di strati suborizzontali, alternativamente duri e teneri (terrazzi di degradazione meteorica). Nella definizione dei profili trasversali, il concetto di simmetria e di asimmetria è utilizzato per distinguere valli con versanti ugualmente o diversamente inclinati. Da questo punto di vista l'asimmetria di un profilo vallivo trasversale può avere cause diverse: differente grado di resistenza ai processi di degradazione meteorica delle rocce nelle quali sono incisi i due versanti (rocce dure o compatte da un lato, rocce tenere o fratturate dall'altro), opposta giacitura degli strati (a franapoggio sul versante meno inclinato e a reggipoggio su quello più ripido) o, infine, la differente esposizione dei versanti alle radiazioni solari, come si verifica per esempio per le valli orientate in direzione E-W, condizione, quest'ultima, che si traduce ancora in una diversa intensità della degradazione meteorica (maggiore nel versante meno inclinato, coincidente con quello meglio esposto all'insolazione). Circa le caratteristiche del profilo longitudinale delle valli fluviali va precisato che queste mutano sostanzialmente in funzione dello stadio evolutivo raggiunto dalla morfogenesi della valle. La forma alla quale questo profilo tende è quella del cosiddetto profilo di equilibrio, ossia una curva regolare, concava verso l'alto, tangente al punto di foce e con pendenza gradualmente crescente da valle verso monte. Tale aspetto del profilo longitudinale è già delineato, nei suoi tratti essenziali, nei corsi d'acqua in fase di maturità, risultando esso una conseguenza dell'erosione nei tratti originariamente più inclinati e della deposizione in quelli più piatti. Caratteri diversi presenta il profilo delle valli giovanili, che risulta spesso contraddistinto dall'esistenza di marcate irregolarità e rotture di pendenza, generalmente ricollegabili ad accidenti morfologici preesistenti. Irregolarità marcate possono comunque riscontrarsi anche nei profili longitudinali delle valli che hanno raggiunto la fase di maturità. Esse possono essere dovute a cause diverse, come locali affioramenti di rocce particolarmente dure, intervento di faglie o fenomeni tettonici in genere, onde di “erosione regressiva”, sbarramenti naturali (frane, colate di lava ecc.), deviazioni del corso d'acqua che hanno comportato un raccorciamento del percorso (in pianura ciò si verifica in concomitanza con l'attuarsi del fenomeno del “salto del meandro”), sensibili aumenti di portata che si verificano a valle di certe confluenze, presenza, in alcuni tratti di fondovalle, di rocce o depositi alluvionali particolarmente permeabili.

Geomorfologia: valle glaciale

Sono caratterizzate da un aspetto a “U” del loro profilo trasversale (versanti molto inclinati che progressivamente e regolarmente si raccordano sul fondo), che le distingue inequivocabilmente dalle valli fluviali. Nel caso di profili trasversali completi, la parte sommitale delle aste che costituiscono la “U” (versanti della valle glaciale) si prolungano in due tratti a inclinazione bruscamente minore, tratti che vengono indicati come “spalle” del profilo e che corrispondono, nella maggior parte dei casi, ai lembi sommitali residui dei versanti della preesistente valle fluviale, entro la quale si è insinuata la lingua glaciale. La dinamica erosiva che contraddistingue la lingua glaciale dalle correnti fluviali è altresì alla base delle sostanziali differenze che caratterizzano i profili longitudinali delle rispettive valli. Nel caso della valle glaciale, infatti, la curva di fondo presenta marcate ondulazioni (soglie e depressioni), che costituiscono una sostanziale accentuazione di preesistenti irregolarità del fondovalle (la lingua glaciale, a differenza della corrente fluviale, erode maggiormente in profondità laddove la sua velocità subisce un rallentamento con conseguente ispessimento della massa di ghiaccio). Esistono in definitiva, lungo il profilo longitudinale delle valli glacializzate, chiare testimonianze di un'escavazione in contropendenza (sovraescavazione) da parte del ghiaccio che raggiunge condizioni limite quando la lingua glaciale approfondisce il solco nel quale si è inserita, al di sotto del livello di base (quota della fronte della lingua stessa), originando talora delle criptodepressioni.

Geomorfologia: classificazione

Se si assume come fattore discriminante l'aspetto strutturale della massa rocciosa in cui i solchi vallivi sono incisi, la gamma dei tipi possibili diventa assai numerosa e si possono avere: valli conseguenti, susseguenti, obsequenti e resequenti per le strutture monoclinali, a duomo e a bacino; valli di sinclinale e valli di anticlinale per le omonime strutture; valli tettoniche per quelle impostate sul fondo di fosse tettoniche o, più genericamente, lungo l'affioramento di grandi faglie. In rapporto alla natura litologica dei terreni incisi, le valli possono essere definite selettive quando il loro alveo si sviluppa lungo la linea di demarcazione fra due complessi rocciosi a diverso grado di erodibilità (per esempio graniti e scisti, calcari e marne ecc.). In questo caso si riscontra anche di norma una palese asimmetria fra i due versanti, condizione questa che costituisce un ulteriore criterio diagnostico per la definizione dei caratteri morfologici delle valli (valli asimmetriche, in contrapposizione a quelle simmetriche). Prendendo come riferimento lo stadio evolutivo raggiunto, nell'ambito delle valli fluviali si usa distinguere, per convenzione, un tipo giovanile, uno maturo e uno senile, rispettivamente caratterizzati da profili trasversali e longitudinali molto ripidi, mediamente acclivi e assai blandi. Da questi tipi possono derivarne altri più complessi, caratteristici di quelle regioni nelle quali il ciclo morfogenetico fluviale ha subito delle interruzioni (ringiovanimenti e invecchiamenti precoci), legate a movimenti tettonici, eustatici, oppure a sensibili variazioni climatiche. Le valli che hanno subito vicende di questo tipo (valli policicliche) risultano terrazzate nei tratti interessati da ringiovanimento e sovralluvionate o sommerse dal mare nei tratti in cui sono state sottoposte a invecchiamento precoce. Un tipo di valle la cui evoluzione è stata bruscamente arrestata, e in molti casi pressoché fossilizzata, si può individuare nelle cosiddette valli morte, cioè nei monconi residui di valli decapitate a seguito di importanti fenomeni di cattura fluviale. Le valli modellate dai corsi d'acqua che attraversano per intero regioni a struttura monoclinale, defluendo secondo la linea di massima pendenza degli strati, si dicono valli conseguenti; tali valli sono note anche come cataclinali. Le valli dei corsi d'acqua impostati sul fronte delle cuestas, caratterizzate da un deflusso in senso contrario all'immersione degli strati e, quindi, anche al senso di movimento dei collettori principali della regione, quello cioè dei corsi d'acqua conseguenti, si definiscono valli obsequenti. Le valli invece scavate da corsi d'acqua con alveo sviluppato lungo la direzione degli strati si dicono valli sussequenti; hanno profilo trasversale asimmetrico in conseguenza del comportamento selettivo dei corsi d'acqua, ubicati per lo più al limite tra formazioni rocciose diversamente resistenti all'erosione. Una valle che non mostra alcun evidente adattamento alla struttura, alla litologia o al presumibile pendio iniziale dell'area sulla quale è ora impostata è definita valle inseguente. Una valle che mantiene l'originario tracciato in regioni corrugatesi o sopraelevatesi in epoca successiva alla sua impostazione si dice valle antecedente; la formazione di questo tipo di valle è possibile quando il corrugamento o l'innalzamento del suolo sono sufficientemente lenti da consentire al potere erosivo del corso d'acqua modellatore di far mantenere a questo la primitiva direzione. Le valli antecedenti appaiono oggi trasversali ai rilievi. Se il corso d'acqua modellatore ha reagito in maniera diversa ai corrugamenti orogenetici o ai sollevamenti epirogenetici, comportandosi dapprima come conseguente e successivamente come antecedente, la valle risultante si definisce anteconseguente. Antiche incisioni vallive che, per sopravvenuti mutamenti dei rapporti fra terra e mare, sono finite sotto il livello di questo si definiscono valli sommerse; dal momento che, generalmente, la sommersione protegge le forme preesistenti, è possibile, anche a notevole distanza di tempo, riconoscere l'agente o gli agenti modellatori (valli fluviali, valli glaciali ecc.). Ambiente tipico delle valli sommerse sono i fondali antistanti le coste di sommersione, dove le insenature rappresentano il loro collegamento con i tronchi vallivi non sommersi. Le valli affluenti che si raccordano con un salto morfologico (gradino di confluenza) all'alveo dei collettori principali si dicono valli sospese; i più diffusi esempi si riferiscono a solchi vallivi modellati da ghiacciai minori, la cui capacità erosiva è stata nettamente inferiore a quella del ghiacciaio principale. Il gradino di confluenza delle valli sospese, sottoposto a erosione verticale intensiva, si trasforma col tempo in forra, per evoluzione dell'originaria cascata. Le valli fluviali che, per il netto predominio della componente verticale dell'erosione dei relativi corsi d'acqua, risultano attraversare antichi rilievi rocciosi o particolari strutture tettoniche positive, già ricoperte da sedimenti relativamente più teneri, quali coltri alluvionali o serie marine trasgressive, si dicono valli sovrimposte. Le valli in questione rappresentano tipici esempi di forme ereditate o epigenetiche, cioè impostatesi su formazioni rocciose omogenee e successivamente impresse in un basamento già dotato di una propria paleomorfologia; la loro genesi è sempre conseguenza di generalizzati fenomeni di ringiovanimento del reticolato idrografico. Valli, o tratti di valle, caratterizzati da fondo piatto e da versanti subverticali nella parte inferiore (piede) si definiscono valli a cassetta, appunto perché il loro profilo trasversale nella porzione corrispondente al fondovalle mostra una conformazione analoga al profilo di una cassetta. Le valli a cassetta sono tipiche dei corsi d'acqua la cui attività erosiva si esplica essenzialmente in senso orizzontale. Un solco vallivo interrotto, privo cioè di sbocco nella parte inferiore, si definisce valle cieca; le valli cieche sono assai frequenti nelle regioni carsiche, dove si generano per l'improvviso inabissarsi del corso d'acqua che le ha modellate.

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