COVID-19

L’acronimo, derivato dall’inglese COronaVirus Disease 19, indica una malattia infettiva causata dal virus SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei Coronavirus e responsabile della pandemia globale del 2020. La COVID-19 colpisce principalmente il tratto respiratorio inferiore e si manifesta inizialmente attraverso una serie di sintomi analoghi a quelli della comune influenza (febbre, tosse, respiro corto, dolori alle ossa, diarrea). Nei casi più gravi tende a sfociare in polmonite con sindrome da distress respiratorio acuto, sepsi, shock infettivo e tempesta di citochine con esito non di rado letale. Il virus può provocare anche lesioni miocardiche acute e danni al sistema cardiovascolare. Identificata ufficialmente per la prima volta il 31 dicembre del 2019 a Wuhan in Cina, COVID-19 si è poi estesa al resto del pianeta contagiando oltre 5 milioni di persone e provocando la morte di oltre 300.000 individui. Benché si ritenga sia di origine zoonotica – non è però stato confermato quale possa essere il serbatoio naturale del virus nella fauna selvatica e quale l'ospite intermedio che lo ha trasmesso agli esseri umani –, il contagio fra persona e persona avviene attraverso le goccioline emesse starnutendo o tossendo o dal contatto con oggetti e superfici su cui è presente il virus. Non esistendo al momento vaccini e cure specifiche, la pandemia è stata affrontata imponendo alle persone il distanziamento sociale, l’isolamento e la prevenzione igienica secondo indicazioni e modalità che sono diverse da Stato a Stato. Tali misure hanno coinvolto più della metà della popolazione mondiale con pesanti ripercussioni sul piano economico. L’impegno nella ricerca per la progettazione di un vaccino ha coinvolto numerosi Paesi e in moltissimi centri di ricerca sono in studio vaccini in fase preclinica e clinica. Sul piano del trattamento, la medicina ha risposto utilizzando strategie terapeutiche diverse che includono farmaci antivirali, antimalarici, antinfiammatori e anticoagulanti, con risultati a volte soddisfacenti. Diversi studiosi ritengono che, in assenza di un vaccino e al fine di tutelare la salute del personale sanitario, più esposto al contagio, il virus può essere contenuto grazie a una sistematica azione di sieroprofilassi, con trasfusioni di plasma da donatori sani guariti dalla malattia.

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