Marzabòtto

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comune in provincia di Bologna (25 km), 130 m s.m., 74,51 km², 6262 ab. (marzabottesi), patrono: san Giuseppe (19 marzo).

Centro dell'Appennino Bolognese alla sinistra del fiume Reno. Sorto sulle rovine di una città etrusca (sec. VI a. C) e distrutto due secoli dopo dai Galli, nel Medioevo fu dominio dei conti di Panico. Nell'autunno 1944 due reggimenti delle SS tedesche, comandati dal maggiore W. Reder, fecero irruzione nel comune e massacrarono per rappresaglia 1836 civili, cui è stato dedicato un sacrario. § Dell'antica città etrusca (identificabile forse con Misa) sono stati messi in luce l'acropoli, tre templi e un altare. L'impianto urbano, molto regolare, presenta incroci ortogonali di strade principali larghe 15 m con strade minori larghe 5 m, e complesse canalizzazioni; le case hanno ambienti affiancati e cortili centrali. La frequente presenza di scorie metalliche fa pensare che vi sorgessero officine metallurgiche. Il notevole materiale proveniente dalla città e dalla necropoli (testa di koûros in marmo, bronzetti, terrecotte, ceramica dipinta) è in parte raccolto nell'Antiquarium locale. A Panico vi è una chiesa romanica (sec. XII) a tre navate con volta a crociera. § L'agricoltura produce frumento, frutta, uva e foraggi; l'allevamento è prevalentemente avicolo. L'industria opera nel settore cartario, delle materie plastiche, della gomma, della componentistica, della meccanica di precisione e delle macchine utensili. Sviluppato anche il turismo.

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