Montafìa

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comune in provincia di Asti (22 km), 267 m s.m., 14,56 km², 934 ab. (montafiesi), patrono: san Dionigi (18 ottobre).

Centro del Basso Monferrato, posto alla sinistra del torrente Triversa. Il territorio del comune, di grande interesse paleontologico, ha restituito parti di un mastodonte proboscidato (Mastodon arvernensis) della fine del Pliocene. Compreso nel comitato del Monferrato, fu feudo di Manfredo di Vercelli (988), da cui discesero i signori di Montafia. Fu poi infeudato ad Asti (1095), ai vescovi di Torino (1159), ai Visconti-Orléans (1388) e, sotto la giurisdizione della Santa Sede, alla famiglia degli Sfrondati (1591). Alla fine del sec. XVIII ne vennero in possesso i Savoia. § Dominano l'abitato i bastioni su cui sorgeva il castello medievale. Nel cimitero è la chiesa di San Martino (sec. XI-XII), che conserva un affresco del sec. XVI; l'elegante abside romanica è arricchita all'esterno da archetti pensili scolpiti con figure zoomorfe. Nella frazione di Bagnasco si trovano la porta del distrutto castello e la pieve romanica di San Giorgio (sec. XII), con tre absidi coronate da archetti pensili. § L'economia si basa sull'agricoltura (vite, cereali e foraggi), cui si affianca l'allevamento bovino. Sono attive imprese artigianali per la lavorazione del legno e del ferro battuto.

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