Policlèto il Vècchio

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scultore greco (Argo sec. V a. C.). Tra le maggiori personalità dell'arte antica, essenzialmente bronzista, fu attivo tra il 460 e il 420. La sua innovazione più importante fu quella di fissare un modulo per la costruzione armonica del corpo umano e di liberarlo, grazie a una precisa rispondenza di ritmi, dalla rigidità della figurazione arcaica. Egli espresse il suo canone artistico, esposto anche in un trattato oggi perduto, nel Doriforo (ca. 440 a. C.), in cui le proporzioni, costruite sul modulo di base, si articolano nella disposizione a chiasmo degli arti: alla gamba portante si oppone il braccio flesso, alla gamba piegata e arretrata si oppone il braccio abbassato, con corrispondenza di ritmi ai fianchi, nelle spalle, nell'inclinazione del capo. Lo stesso studio ritmico si ritrova nell'Amazzone (ca. 435 a. C.), creata per un concorso bandito in Efeso cui parteciparono anche Fidia, Cresila e Fradmone. Amplificata e temperata nella resa anatomica dall'influsso attico è la soluzione ritmica al problema della figura virile nuda stante realizzata nel Diadumeno (ca. 430 a. C.). Il nudo atletico fu trattato da Policleto anche nelle opere giovanili del Discoforo (collocabile tra il 460 e il 450) e del Kyniskos di Mantinea, ravvisabile nell'Efebo Westmacott (Londra, British Museum), copia di una statua di vincitore nei giochi olimpici. Il tema della statua di culto fu svolto dal maestro nella crisoelefantinaEra del santuario di Argo (ca. 420 a. C.) che conosciamo solo da monete e da una testa frammentata. Altre sue opere sono note solo dalle fonti o sono di incerta identificazione. Soprattutto del Doriforo e del Diadumeno possediamo numerose repliche tardoellenistiche e romane, compromesse tutte (eccettuata la testa del Doriforo da Ercolano) dalla difficoltà di tradurre in marmo originali creati nel bronzo. Sul ritmo policleteo sono impostate anche molte statue romane di tipo eroico.

D. Schulz, Zum Kanon Polyklets, in “Hermes”, 83, 1955; P. Amandry, À propos de Polyclète: statues d'olympioniques, in “Charites”, Bonn, 1957; P. E. Arias, Policleto, Milano, 1964; R. Bianchi Bandinelli, Policleto, Firenze, 1990.

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