Serdini, Simóne, detto il Saviòzzo

poeta italiano (Siena ca. 1360-Tuscania ca. 1420). Implicato in risse sanguinose, fu costretto all'esilio e condusse vita errabonda al servizio di signorotti di provincia e di capitani di ventura. Imprigionato da Angelo Broglio di Lavello, detto Tartaglia, si uccise in carcere. Tipica figura di poeta cortigiano, rielaborò la cultura poetica trecentesca, rifacendosi in particolare al magistero dantesco. Le sue rime politiche oscillano dall'esaltazione di Gian Galeazzo Visconti al biasimo della tirannide, ma hanno come elementi costanti l'odio contro Firenze e l'apologia del papato (in Innocenzo VIISerdini salutò il “glorioso veltro” che avrebbe infine dato pace all'Italia). Accanto alla poesia politico-encomiastica coltivò quella realistico-giocosa, caricando di toni enfatici le sue “disperate” (Le 'nfastidite labbra in ch'io già pose; Corpi celesti e tutte l'altre stelle) e i suoi “vituperi”, e quella aulico-amorosa, immettendo in un bizzarro centone temi ovidiani e motivi della letteratura cortese.

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