cùspide

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sf. [sec. XVII; dal latino cuspis -ídis, punta di lancia].

1) Vertice, punta; in particolare, la parte di metallo appuntita all'estremità di un'asta o di una lancia; lett., l'asta, la lancia stesse: “l'acuta cuspide lampeggia / nella destra d'Achille” (Monti). Per estensione, cima di un monte.

2) Motivo architettonico di forma triangolare caratterizzante la parte terminale della facciata di un edificio, di un portale, di una finestra o di un elemento architettonico, che assume, secondo il numero delle cuspidi presentate, denominazione diversa (monocuspidato, bicuspidato, ecc.). Quale elemento architettonico terminale di una costruzione è presente in monumenti sepolcrali romani dal sec. I al III d. C. (esempi a Sarsina, Aquileia, Assar, Efeso, Neumagen e Igel). Nell'architettura gotica fu elemento ornamentale molto diffuso. .

3) In anatomia, formazione caratterizzata da forma acuminata: cuspidi valvolari, i lembi appuntiti delle valvole atrioventricolari del cuore; cuspidi dentali, tubercoli presenti sulla superficie masticatoria dei denti molari.

4) In geometria, tipo di punto doppio di una curva algebrica piana.

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