deficiènza

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sf. [sec. XIX; da deficiente].

1) Mancanza, scarsità; insufficienza: deficienza di cibo. In particolare, in genetica, vedi delezione; in medicina, deficienza immunitaria, carenza delle difese naturali dell'organismo sia di tipo aspecifico (alterazione della fagocitosi) sia di tipo specifico immunitario umorale o cellulo-mediato. La deficienza immunitaria di tipo umorale è caratterizzata da una carente produzione di anticorpi (immunoglobuline) da parte dei linfociti B (agammaglobulinemia e disgammaglobulinemia). La deficienza immunitaria cellulo-mediata, che può essere congenita o acquisita, è dovuta a deficit numerico e/o funzionale dei linfociti T. Una forma di deficienza cellulo-mediata acquisita è la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS) dovuta all'infezione da virus HIV. In psicologia, deficienza mentale, ogni minorazione dell'efficienza intellettiva (detta anche anoia), prodotta da qualsiasi causa. È caratterizzata da sviluppo intellettuale subnormale con difficoltà di apprendimento, dei contatti sociali e ritardo nella maturazione individuale. Una classica distinzione sulla base del quoziente d'intelligenza (QI), che tende però oggi a essere posta in discussione, comprende quattro gruppi di deficienti mentali: insufficienti lievissimi, con QI compreso tra 85 e 71; deboli mentali, con QI compreso tra 70 e 51; imbecilli, con QI compreso tra 50 e 26; idioti, con QI di 25 o meno.

2) Lacuna, insufficiente preparazione in qualche disciplina, detto specialmente nel linguaggio scolastico: ha deficienza nel settore umanistico.

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