depilazióne

sf. [sec. XIX; da depilare]. Atto ed effetto del depilare. § In medicina, asportazione dei peli del corpo, che si effettua a scopi terapeutici, profilattici ed estetici. La depilazione può essere temporanea o definitiva e viene attuata con mezzi meccanici, fisici e chimici. La depilazione temporanea è ottenibile mediante la colliquazione del pelo, per rottura dello scapo all'altezza dello sbocco follicolare, oppure provocando l'espulsione della radice; per una depilazione definitiva è invece condizione necessaria l'atrofizzazione dei follicoli e delle papille. I mezzi di depilazione meccanica comprendono il pinzettamento, lo strappamento dei peli per mezzo di cere o cerotti adesivi, lo sfregamento della cute con pietra pomice o con soluzioni sciroppose applicate a caldo e asportate dopo essiccamento. La depilazione con mezzi fisici (elettrocoagulazione, raggi roentgen) è poco diffusa, soprattutto per la lunghezza e il costo del trattamento. Largamente usata è invece la depilazione con mezzi chimici, tra cui l'acqua ossigenata e l'ammoniaca, che hanno anche la proprietà di decolorare i peli, i solfuri di bario, di calcio o di magnesio, che colliquano il pelo e lo corrodono alla base, i più recenti mercaptani. Potente azione depilatoria possiede pure il tallio, metallo che blocca l'incorporazione della cistina nei peli e ostacola la nutrizione dei follicoli. § Nell'industria del cuoio, trattamento che viene effettuato sulle pelli dopo il rinverdimento, a mezzo di soluzioni diluite di solfuro sodico e calce idrata in sospensione (calcinaio), allo scopo di asportare l'epidermide e i peli delle pelli.

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