gìglio

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sm. [sec. XII; latino lilíum].

1) Nome italiano usato per indicare le piante del genere della famiglia Liliacee, con circa 80 specie dell'emisfero settentrionale spesso coltivate per ornamento. Sono chiamate gigli anche varie altre specie di piante non appartenenti al genere Lilium; fra queste sono: giglio caprino (vedi Orchis); giglio d'acqua (vedi ninfea bianca); giglio cimiciattolo; giglio dorato (o bella di giorno); giglio fiorentino; giglio turco (vedi emerocallide); giglio persiano (vedi Fritillaria).

2) Per similitudine indica bellezza, candore e freschezza di carnagione: “vedutala bella e fresca come un giglio” (Straparola); anche persona di particolare purezza di vita e costumi: “Candido giglio sei di castità” (Belcari); la virtù stessa della purezza e della castità: “il giglio della purità vivo e verde” (D. Bartoli).

3) In araldica, figura formata di tre foglie, verticale quella posta al centro, ricurve le due laterali, unite, poco sopra la base, da una barretta; quando la base manca, la figura si dice giglio dal piè nodrito. È detto anche fiordaliso (dal francese fleur de lys) o giglio di Francia perché compare nello stemma dei Capetingi e delle successive dinastie francesi. Altra figura araldica di giglio è quella detta giglio fiorentino: essa rappresenta, stilizzato, un giaggiolo aperto e bottonato.

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