Descrizione generale

sm. [sec. XIX; da una voce tupi tramite il francese jaguar]. Carnivoro (Panthera onca) della famiglia dei Felidi, lungo sino a 1,80 m, oltre la coda di 90 cm, e pesante anche 130 kg; ha manto vistosamente maculato, facilmente distinguibile da quello del leopardo, perché le macchie sono disposte a formare specie di rosette con una o più piccole macchie scure all'interno. Il giaguaro ha una vastissima diffusione nelle Americhe, dalla California alla Patagonia, e vive sia nella foresta equatoriale, dove mostra notevoli attitudini all'arrampicata, sia nelle zone aperte e anche montane, con vegetazione molto varia, sia in aree aride. Preda una grande varietà di animali, di grossa e media mole, tra cui pecari, roditori, caimani, tartarughe, oltre ad animali domestici. È divenuto molto raro in diverse zone del suo primitivo areale mentre in altre è stato sterminato, specie nell'America settentrionale. § L'espressione fig. amico del giaguaro è entrata nel linguaggio comune a indicare chi difende o sostiene gli avversari di un amico anziché l'amico, senza avvertire la contraddizione del comportamento.

Etologia

Il giaguaro è un animale territoriale e solitario, che solo raramente vive in coppia, per lo più abbandonando la femmina dopo il periodo del calore. Praticamente privo di competitori in tutto il suo areale, ha un'adattabilità straordinaria; frequenta prevalentemente la foresta, ma spesso la abbandonana per terreni più aperti, come i campi coltivati e gli insediamenti umani, e trascorre gran parte del tempo, oltre che a terra, anche sugli alberi e nell'acqua. Caccia alla maniera dei Felidi, sia con l'agguato, per il quale sceglie in genere posizioni sopraelevate, come un ramo basso, sia con un lento avvicinamento e un breve scatto finale. Preda una varietà amplissima di animali e, sebbene i Mammiferi di media taglia, come il capibara, il tapiro e il pecari siano i preferiti, non disdegna specie più piccole, Rettili, come serpenti e tartarughe, uova perfino qualche uccello o qualche scimmia arboricola. Talvolta, sdraiato su un ramo basso sull'acqua, pratica la pesca, sfiorando con la coda l'acqua e agguantando con una zampata i pesci che vengono in superficie, attratti dal movimento dell'acqua, simile a quello prodotto da un insetto. Alcuni giaguari apprendono che gli animali domestici sono relativamente facili da catturare e si specializzano nella loro caccia, diventando assidui frequentatori delle fattorie, dove, a opera dell'uomo, trovano quasi invariabilmente la morte. La territorialità del giaguaro si accentua nel periodo riproduttivo; i territori, ampi da 12 a 70 km², sono difesi attraverso ruggiti, marcature odorose tramite urina e profondi solchi effettuati con le unghie sulle cortecce degli alberi, segnali che indicano agli altri giaguari che quell'area è occupata. In particolare, si pensa che l'altezza delle graffiature dal suolo possa indicare agli invasori la mole del giaguaro che ha segnato l'albero. Gli invasori vengono attaccati decisamente ed espulsi dai confini territoriali, ma i vecchi giaguari non più in grado di difendere il loro territorio, ne cedono il dominio ai più giovani e prendono a condurre vita vagante; si presume che questi si possano spostare di parecchie centinaia di chilometri dall'area di partenza. Nella fascia intertropicale la riproduzione ha luogo in qualsiasi periodo dell'anno, mentre è primaverile nei climi temperati. I due o tre cuccioli che nascono dopo circa cento giorni di gravidanza sono allevati dalla sola madre, che li tiene con sé per quasi due anni. Usciti dalla tana all'età di due mesi, seguono la genitrice nelle sue spedizioni di caccia e sono da essa assistiti durante tutte le esperienze sul terreno, sugli alberi e in acqua, fino alla completa indipendenza. L'osservazione della madre è fondamentale per l'apprendimento della caccia e dei pericoli connessi, spesso rappresentati dalle stesse prede che, seppure di taglia non grande, possono essere molto agguerrite. Tali sono, per esempio, il pecari, che attacca il giaguaro in branco, i formichieri, capaci di infliggere profonde ferite con gli unghioni, i caimani che, se aggrediti in acqua, possono annegare il giaguaro, ecc. Il gioco, come sempre per i predatori, ha, anche nei cuccioli del giaguaro, un ruolo fondamentale per lo sviluppo armonico della muscolatura e per acquisire l'agilità e la coordinazione necessarie a sopraffare un avversario o una preda e a muoversi sul terreno variabile, fra i rami degli alberi e nell'acqua.

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