orango

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Zoologia

sm. (pl. -ghi) [sec. XVIII; abbreviazione di orang-utan]. Scimmia antropomorfa (Pongo pygmaeus) della famiglia dei Pongidi, propria di Sumatra e del Borneo, ma un tempo presente anche in parte del continente asiatico. Ha forme alquanto massicce, con dorso curvo e ventre prominente, arti anteriori molto lunghi, che possono toccare le caviglie quando l'animale è in piedi (l'apertura delle braccia può raggiungere 2,25 m), arti posteriori molto più corti e arcuati. La testa è alta, con muso sporgente, orecchie e occhi piccoli, naso depresso. Molto caratteristiche, specie nei vecchi maschi, sono le protuberanze adipose delle guance, talora a forma di due grandi semilune. L'orango è alto sino a 1,50 m in piedi (meno alta la femmina) e può pesare sino a 80 kg (40 la femmina). La pelliccia, non molto folta, è rosso bruna; la pelle, specie nei vecchi maschi, può essere, nelle parti più nude, grigio-ardesia con riflessi bluastri. L'orango, che ha una vita media di circa quarant'anni, è oggi una specie minacciata di estinzione, fortemente rarefatta dalla distruzione delle foreste e dalla caccia, di cui, fino a tempi recentissimi, è stata oggetto per soddisfare le richieste di giardini zoologici e di collezionisti privati; in particolare, la cattura degli esemplari molto giovani, che meglio si adattano alla cattività, è stata a lungo praticata uccidendone le madri, presso i cui cadaveri essi potevano essere agevolmente catturati. Questa pratica è ormai illegale e almeno gli zoo pubblici non acquistano oranghi che non provengano da altri zoo o che non siano accompagnati da regolari certificati di esportazione dei Paesi di origine.

Etologia

L'orango abita nel folto di giungle paludose, dove è molto difficile osservarlo; pertanto il suo comportamento in natura è poco conosciuto; si sa che è una scimmia sostanzialmente solitaria, ma si riunisce talvolta in piccoli gruppi formati da alcune madri accompagnate dai loro piccoli e talvolta da un maschio o da pochi esemplari giovani; i maschi adulti si uniscono alle femmine solo per la durata del calore. In genere si tengono ben distanziati fra loro, segnalando la propria presenza con forti vocalizzazioni, amplificate da una sacca laringea. Di costumi diurni, gli oranghi trascorrono la maggior parte del tempo sugli alberi, tra i cui rami si spostano tenendosi appesi con le braccia; raramente scendono al suolo, su cui camminano poco agevolmente posando le mani aperte e la parte esterna dei piedi chiusi “a pugno”. L'attività principale dell'orango è la ricerca di cibo, costituito da frutti, semi, germogli e, in piccola parte, da uova, uccelletti e qualche invertebrato. Gli oranghi trascorrono la notte rannicchiati su rozze piattaforme di rami e foglie, costruite sugli alberi a parecchi metri dal suolo, utilizzando come base la biforcazione di un ramo; tali piattaforme vengono sfruttate per diverse notti consecutive. Pare che i giovani siano in grado di realizzare ricoveri senza apprenderne la tecnica costruttiva dagli adulti. Le femmine possono entrare in estro, e accoppiarsi, durante tutto l'anno; ai muggiti del maschio, che nel corteggiamento acquistano toni particolari in crescendo e in diminuendo, segue una fase di contatto che assume forme giocose e che termina con l'accoppiamento. Lotte fra i maschi, in queste occasioni, non sono state osservate, ma i vecchi maschi mostrano spesso tracce di ferite che suggeriscono tali lotte, dato che l'orango non ha predatori naturali. Dopo una gestazione di 240-270 giorni, le femmine partoriscono un solo piccolo di 1-1,5 kg che, seppure allattato a lungo (1 anno e mezzo circa), viene presto nutrito anche con cibo premasticato dalla madre; i piccoli restano in compagnia delle madri fino all'età di 5 anni, poi si uniscono ad altri giovani; le madri, per tutto questo periodo, non si riaccoppiano. La maturità sessuale è raggiunta intorno all'età di 10 anni.

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