ordàlia

sf. [dal latino medievale ordalium, che risale all'ant. inglese ordal, giudizio di Dio]. Forma di divinazione in funzione giudiziaria: la sentenza era emessa mediante la consultazione di sorti, o sottoponendo a certe prove (anche mortali) le parti in causa. Di quest'ultimo tipo è l'ordalia propria, il cui nome (tedesco Urteil, sentenza) e la cui pratica risalgono alla cultura medievale, e al sopravvento della tradizione germanica sulla scienza giuridica romana che sino a quel momento aveva informato la cultura occidentale. L'ordalia, detta anche “giudizio di Dio”, era un punto fermo della giustizia medievale; il suo codice è dato dalle più antiche leggi dei Franchi (leggi saliche, dal sec. IX). La prova dell'acqua e la prova del fuoco rientrano tra le pratiche ordaliche medievali; di pari importanza, tra queste, era anche la prova del ferro (duello), da cui derivò l'introduzione del duello come pratica accettata dalla società occidentale fino a tempi relativamente recenti, in sostituzione della contesa legale. L'avvento dell'ordalia costituì una specie di riimmersione nell'arcaicità rispetto alla rivoluzionaria concezione romana del diritto. È un'arcaicità documentata non soltanto presso le civiltà più antiche di Roma, ma anche presso le attuali popolazioni primitive (soprattutto in Africa, ma anche altrove). Per le civiltà anteriori a Roma si ricordano: l'Egitto, dove, in particolar modo durante la XXI dinastia, le ordalie assolvevano buona parte dell'amministrazione giudiziaria; la Mesopotamia, dove gli dei figuravano negli atti giuridici al primo posto tra le testimonianze, e dove l'ordalia (in genere l'attraversamento a nuoto del Tigri o dell'Eufrate per dimostrare, salvandosi, di aver detto la verità) appare codificata (codici di Ur-Nammu e di Hammurabi); la Persia, dove appare come un'istituzione religiosa del mazdeismo (attraversamento del fuoco); questa pratica inoltre costituiva un modo di provare al mondo la bontà del mazdeismo.

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