sclerodermìa

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sf. [sec. XIX; sclero-+-dermia]. Malattia della pelle la cui causa è sconosciuta, ma che si ritiene provocata da un meccanismo immunologico di autoaggressione (cioè il sistema immunologico del soggetto aggredisce i componenti del suo stesso organismo). Le molteplici e varie manifestazioni della sclerodermia consentono di distinguere una forma generalizzata e una circoscritta. La prima di solito ha un decorso progressivo: preceduta spesso da disturbi circolatori tipo morbo di Raynaud, inizia alle dita con sclerodattilia, retrazioni, e poi mani ad artiglio. Sedi elettive sono: il viso, che assume un aspetto statuario per l'amimia determinata dall'ostacolato movimento delle palpebre, delle labbra e della lingua, il collo, il torace, con disturbi della respirazione, la cute, che in un primo tempo diviene edematosa, poi sclerotica, tesa, anelastica, aderente ai piani ossei, i muscoli, con notevoli disturbi viscerali, quali afonia, disfagia, stenosi esofagea ecc. Sono poi interessati la tiroide, l'apparato respiratorio, il cuore, le arterie e lo scheletro, che va incontro a decalcificazione. Il decorso è cronico, lento e progressivo.

La forma circoscritta ha un decorso più benigno e diverse manifestazioni cutanee; può infatti presentarsi con placche, con bande, con piccole chiazze. La terapia della malattia sclerodermica, il cui orientamento è ancora controverso per la mancanza di rimedi definitivi, si fonda sull'associazione di farmaci corticosteroidei, immunosoppressori, inibitori della sintesi del collagene, vasodilatatori. Sono importanti la terapia sintomatica e la fisioterapia per ritardare il più possibile le rigidità articolari e l'atrofia muscolare.

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