35 anni fa il disastro Chernobyl: perché dovremmo rinunciare al nucleare

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Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare V.I. Lenin fu registrata l'esplosione del reattore numero quattro: era l'inizio del più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, quello di Chernobyl.

Il 26 aprile nel mondo si celebra l'International Chernobyl Disaster Remembrance Day, un evento nato per non dimenticare il disastro nucleare che nel 1986 ha colpito l'omonima località, facendo sentire ancora oggi i suoi effetti tra Bielorussia, Ucraina e Russia. Le radiazioni hanno colpito circa 8,4 milioni di persone, in tre Paesi. È il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, anche se sul conteggio delle vittime c'è ancora molta incertezza. Per ricordare questo disastro, la cui gravità è stata eguagliata solo dai fatti di Fukushima, in Giappone, è stata istituita una giornata mondiale in cui si lavora per creare consapevolezza sulla pericolosità dell'energia nucleare.

Chernobyl: l'esplosione nella centrale

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare V.I. Lenin erano in corso dei test di sicurezza su uno dei quattro reattori del sito, responsabile del 10 per cento dell’energia elettrica dell’Ucraina. Durante il test vennero disabilitati alcuni dispositivi di sicurezza. All'1:23 fu registrata l'esplosione del reattore numero quattro. Qualcosa era andato storto.

Come succede con una pentola a pressione, dal reattore fuoriuscì una violenta spinta di vapore, che fece saltare in aria il coperchio  pesante oltre mille tonnellate, deputato a chiudere ermeticamente il nocciolo. Nell'aria si liberò un'enorme quantità di grafite. L'incendio iniziò a disperdere nell'atmosfera isotopi radioattivi. Anche se non fu un'esplosione nucleare, la reazione causata dalla pressione del vapore, scatenata da un imprevisto aumento della temperatura del nocciolo, creò l'incendio e, con esso, l'emergenza radioattività. Ad oggi si imputa il disastro a un errore umano. Dopo aver sedato l'incendio, il governo sovietico continuò però a mantenere attivi gli altri tre reattori, per non lasciare il Paese senza energia elettrica.

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Liam Daniel-HBO/The Hollywood Archive Picture Lux/LaPresse

La nube radioattiva

Dall'incendio scaturì una grande nuvola, densa di materiale radioattivo. Venne contaminata tutta l'area circostante: 336 mila persone dovettero lasciare le proprie casse, a partire da quelle di Pripyat, la città più vicina. Nel giro di poche ore 47 mila residenti dissero addio per sempre alle proprie case. Il vento non aiutava: iniziò a soffiare, spostando di centinaia di chilometri la nube radioattiva, spingendola verso la Bielorussia e i Paesi Baltici, per raggiungere poi Svezia e Finlandia, Polonia, Germania settentrionale, Danimarca, Paesi Bassi, Mare del Nord e Regno Unito.

Il 2 maggio arrivò in Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Austria, Italia settentrionale, Svizzera, Francia sud-orientale, Germania meridionale. Toccò anche l'Italia centrale. Tra il 4 e il 6 maggio la nube tornò in Ucraina, per poi dirigersi verso la Russia meridionale, Romania, Moldavia, Balcani, Grecia e Turchia. Le piogge originate dalla nube erano radioattive: cadendo sul terreno, esso veniva automaticamente considerato a rischio. Il vapore radioattivo smise di fluire dalla centrale solo il 10 maggio. Nello stesso giorno, a Roma, 200 mila persone manifestarono, creando le basi per il referendum che l'anno successivo portò all'abbandono dell'energia nucleare in Italia.

Quanto sono le vittime di Chernobyl?

Ancora oggi, a distanza di anni, non si hanno certezze sul numero delle vittime provocate dal disastro nucleare della centrale di Chernobyl. Esistono rapporti sulla tragedia capaci di menzionare solo trenta vittime. Altri parlano di centinaia di migliaia di morti. Nel 2003 l'Onu ha organizzato un incontro dal titolo Chernobyl Forum, che ha riunito l'Organizzazione mondiale della Sanità, gli Istituti superiori di Sanità di Russia, Bielorussia e Ucraina, l'Unscera (il comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti), la Iaea, la Fao (Food and agriculture organization). Da quell'incontro è emerso che le morti accertate come conseguenza dell'esplosione sono 65. Tra queste, due lavoratori morti sul colpo, ventotto soccorritori stroncati dalla sindrome da radiazione acuta, diciannove persone morte tra il 1987 e il 2005, quindici abitanti, colpiti da tumore alla tiroide. Secondo il Forum, a queste vittime andrebbero aggiunti solo i quattro pompieri morti per la caduta dell'elicottero con cui tentavano di domare le fiamme. Secondo lo stesso Chernobyl Forum potrebbero aggiungersi altre quattromila morti presunte per leucemie e tumori, verificatesi nell'arco di 80 anni, ma che non è possibile collegare al disastro.

Esiste un altro rapporto, stilato dal Partito Verde Europeo, in cui si attesta che le morti presunte sarebbero almeno il doppio: tra le 30 e le 60 mila persone. Greenpeace invece fornisce stime che riferiscono cifre ben più alte: tra le 100 mila e le 270 mila vittime, toccando addirittura la cifra di sei milioni di morti per tumore in tutto il mondo imputabili a Chernobyl.

I processi legati a Chernobyl

Quattro mesi dopo, nell'agosto 1986, fu celebrato il processo sul disastro di Chernobyl. A porte chiuse, furono condannati il direttore della centrale Viktor Bryukhanov e l’ingegnere capo Nikolai Fomin per negligenza criminale (dieci anni di lavori forzati), il vice ingegnere capo Anatoly Dyatlov e il capo della vigilanza Boris Rogozhkin per abuso di potere (cinque anni), il supervisore Alexander Kovalenko (tre anni) e l’ispettore Yuri Laushkin (due anni). Inoltre, ci furono sessantasette licenziamenti e ventisette espulsioni dal Partito Comunista. Coinvolto nelle responsabilità anche il progettista della centrale Viktor Bukanov e chi aveva collaborato a costruire il sito: è il 1991. Nelle cause civili avviate dopo il disastro, oltre sette milioni di persone percepirono un risarcimento.

Chernobyl, dopo il disastro

Le preoccupazioni legate alla centrale V.I. Lenin non si arrestarono. Nel 1991 un incendio nel reattore numero 2 fece temere che la storia stesse per ripetersi. Dichiarato danneggiato, venne dismesso. Cinque anni dopo venne spento anche il reattore numero 1. Il 15 dicembre 2000 il presidente ucraino Leonid Kučma fece abbassare, in diretta televisiva, l'interruttore del reattore numero 3, ultimo funzionante dell'intero impianto. La centrale nucleare di Chernobyl cessò così la sua attività. Ad oggi il reattore numero 4 è sepolto in un imponente sarcofago fatto di cemento e acciaio, costruito per limitare la contaminazione nucleare dell'ambiente circostante.

Chi sono i liquidatori di Chernobyl

Dopo l'esplosione e durante gli anni successivi al disastro, prese forma la figura del liquidatore. Circa 600 mila persone si occuparono della rimozione dei detriti, della decontaminazione del sito e delle strade intorno. Reclutati in Bielorussia, Russia e Ucraina tra militari e civili, in cambio del loro pericoloso servizio, ricevettero una medaglia al valore. Si occuparono di costruire il sarcofago e lavorarono per mesi a stretto contatto con il luogo dell'esplosione, esponendosi a radiazioni molto alte.

Alcuni rimossero a mano blocchi di grafite dal tetto per gettarli a braccia nel punto dove sarebbe stato sepolto il sarcofago. Questa copertura non aveva grande valore: i materiali usati erano poveri. Per questo ogni anno si aprivano nuove falle su cui si doveva intervenire. Nel febbraio 2013, sotto il peso della neve, crollò una parte del tetto del locale turbine adiacente al reattore numero 4, provocando un'immediata evacuazione degli operai. Solo nel 2016, scaduti i termini di sicurezza, si è provveduto a costruire una struttura più sicura.

Chernobyl oggi

Pripyat è il centro abitato più vicino al luogo dell'incidente: oggi è una città fantasma. I boschi e gli animali mostrano i segni delle radiazioni, come il bosco di pini vicino la centrale, che diventò rossiccio e morì. Su oltre 40 specie di uccelli dell'area si è osservata una riduzione delle dimensioni dell'encefalo: si crede sia legata a una riduzione della capacità cognitive e delle prospettive di sopravvivenza.

Il racconto di Chernobyl

Al disastro di Chernobyl sono legati diversi prodotti della cultura di massa. Tra questi, l'ultimo in ordine di tempo è la serie tv targata HBO Chernobyl. Qui vengono narrati i giorni e i mesi successivi all'incidente nucleare, seguendo la narrazione fatta dalla giornalista e scrittrice bielorussa Svjatlana Aleksievič nel libro Preghiera per Černobyl'. Il cortometraggio documentario Chernobyl Heart (Cuore di Černobyl'), girato nel 2003, racconta gli effetti postumi alla catastrofe dell'1986, sui i bambini che vivono in Ucraina e Bielorussia. L'opera è stata premiata come miglior cortometraggio documentario ai Premi Oscar del 2004. Il disastro nucleare ha ispirato musicisti come i Litfiba per il brano Resta, o i Kraftwek per il brano Radioactivity. Il videogioco S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl e i suoi seguiti sono ambientati nella zona attorno alla centrale.

 

Stefania Leo