Leonardo da Vinci tra realtà e finzione: la storia vera

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Dalla presunta omosessualità al rapporto burrascoso con il padre: la verità su Leonardo Da Vinci, l'uomo che voleva conoscere tutto.

Leonardo da Vinci è uno degli artisti nati in Italia più ammirati al mondo. Vissuto tra il 1452 e il 1519, è stato ambito dai grandi tiranni della sua epoca e ha personificato il genio rinascimentale. Era un genio a tutto tondo: fu infatti pittore, scultore, disegnatore, scenografo, ma anche scienziato, filosofo, architetto, trattatista, matematico, anatomista, botanico, musicista, ingegnere e progettista. Il suo lavoro ha cambiato per sempre sia le arti figurative sia il pensiero scientifico e filosofico.

Come l'ha definito la BBC in un documentario del 2011, era The man who wanted to know everything, L’uomo che voleva conoscere tutto. A lui la Rai ha dedicato una fiction, Leonardo, che ha fatto molto discutere per errori e forzature su alcuni tratti della personalità di da Vinci che rischiano di distorcere la sua figura. Ecco, dunque, chi era davvero Leonardo da Vinci.

Chi era davvero Leonardo da Vinci?

Secondo quanto documentato da Giorgio Vasari, Leonardo da Vinci nasce nell'omonima cittadina il 15 aprile 1452. Figlio illegittimo del notaio ser Piero di Vinci e di Caterina, una donna dalle umili origini, è un ragazzo curioso, avido di conoscenza. Il bambino viene accolto nella casa del padre, sposato poi con Albiera di Giovanni Amadori, dalla quale non avrà figli.

Il nonno Antonio annota nel diario di famiglia la sua presenza: è lui ad occuparsi della sua educazione, piuttosto disordinata e discontinua, insieme allo zio Francesco e al prete Piero. Ed è in quel periodo che impara a scrivere con la sinistra e al rovescio, in modo speculare alla scrittura normale. Vasari ricorda che il ragazzo nello studio cominciava «molte cose [...] e poi l'abbandonava».

I da Vinci si trasferiscono a Firenze nel 1464. Qualche anno dopo ser Piero mostra ad Andrea del Verrocchio, artista e amico, alcuni disegni de giovane Leonardo, convincendolo a prenderlo a bottega. Qui si praticano diverse attività: dalla pittura alla scultura, viene stimolata la pratica del disegno, ma gli allievi apprendevano nozioni di carpenteria, meccanica, ingegneria e architettura.

Leonardo da Vinci: rozzo garzone o fine intrattenitore?

Da adulto, diventa un uomo di straordinaria bellezza e raffinatezza, che veste in modo ricercato (al contrario di quanto raccontato nella fiction Leonardo, dove viene spesso rappresentato trasandato e scarmigliato). Alla corte di Ludovico il Moro si dà molto da fare a organizzare feste e a intrattenere la corte con il suo fascino di grande affabulatore e intrattenitore. 

Il re di Francia reclama la sua presenza a corte solo per il piacere di godere della sua presenza e della sua conversazione. Alla fine del capitolo delle Vite dedicato a Leonardo, Vasari scrive: «Egli con lo splendore dell’aria sua, che bellissima era, rasserenava ogni animo mesto, e con le parole volgeva al sì et al no ogni indurata intenzione». Un ritratto molto diverso dal rozzo garzone di bottega ritratto nella fiction. 

Il dissidio (presunto) col padre

Nella fiction si racconta di un rapporto ostile tra il padre e il primogenito illegittimo. Il genitore gli dà del fallito, lo emargina. Ma la verità è che la famiglia paterna lo ha ben accolto e protetto, cercando di impartirgli anche un'istruzione. Il ragazzo non ha seguito la tradizione giuridica di famiglia, ma non per questo è stato abbandonato. Ser Piero lo ha mantenuto almeno fino al 1480 e, grazie alla sua influenza lo ha aiutato a procurarsi delle commesse. Ma la verità è che dal 1474 al 1478 non si conoscono opere attribuite a Leonardo da Vinci.

Il battesimo di Cristo del Verrocchio e il volto dell’angelo

In bottega da Verrocchio si definisce l'attenzione di Leonardo verso una descrizione autentica del mondo naturale. Questo talento, espresso nel Paesaggio con fiume del 1473, gli vale l'assegnazione di alcuni contributi tra cui l'Arcangelo Raffaele e Tobiolo.

Il confronto serrato col maestro Vasari è provato anche nel Battesimo di Cristo, dipinto a più mani. Secondo l'indicazione di Vasari, confermata poi anche dalla critica moderna, Leonardo ha dipinto l'angelo in primo piano a sinistra e il morbido paesaggio sullo sfondo. Il maestro e l'allievo lavorano ancora insieme, ma il confronto con il giovane Leonardo convince Verrocchio a dedicarsi pressoché alla scultura. Nella fiction la pala viene mostrata quasi fosse un'inaugurazione newyorkese. Una scena molto diversa da quella che poteva verificarsi in una bottega del Rinascimento. 

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Leonardo omosessuale o bisessuale?

Il 9 aprile 1476 viene presentata una denuncia anonima agli Ufficiali di notte e de' monasteri contro diverse persone, tra le quali Leonardo, per sodomia consumata verso il diciassettenne Jacopo Saltarelli. La verità è che a quel tempo l'omosessualità era anche abbastanza tollerata, ma per la flagranza di reato c'erano pene severissime: l'evirazione per i sodomiti adulti e la mutilazione di un piede o della mano per i giovani. Con lui in cella c'era anche Leonardo Tornabuoni, imparentato con i Medici: la sua presenza avrebbe contribuito a prosciogliere dalle accuse anche l'artista.

Ma la verità è che Leonardo da Vinci è stato bisessuale e che nella fiction le scene gay sono state volutamente forzate dagli sceneggiatori. Carlo Pedretti, il più famoso studioso di Leonardo, ha documentato un rapporto con una prostituta. Inoltre sempre Carlo Pedretti osservava che «un nudo femminile come la Leda, non ha uguali per sex appeal né prima né dopo di lui, nemmeno ai nostri giorni».

Le donne di Leonardo

Contrariamente a quanto raccontato nella fiction, Leonardo era circondato dalle donne: di corte, di posa, da amare. La sua popolarità lo rende paragonabile ad un'attuale pop star. Benché si pensa che l'artista abbia convissuto con il giovane Gian Giacomo Caprotti, noto anche come Salai, per molti anni, le donne che ha ritratto sono tantissime. Dalla Dama con l'ermellino alla più famosa Gioconda, ha sempre cercato nei visi la verità e il fascino. Ha dipinto donne civettuole come Isabella d'Este, erotiche come la Leda con il cigno, uno dei nudi più provocanti del Rinascimento. Ma dietro ogni volto, l'artista ha sempre cercato una verità che va oltre la natura.

Ginevra de Benci e le mani mancanti

Giorgio Vasari narra che Leonardo da Vinci abbia dipinto Ginevra, figlia di Amerigo Benci, il banchiere fiorentino a cui Leonardo affidò l’incompiuta Adorazione dei Magi quando partì per Milano. Nel ritratto c'è una giovane donna dal volto molto pallido, che guarda davanti a sé, malinconica, con lo sguardo basso. Secondo alcuni esami sono state rinvenute due iscrizioni: la prima, virtutem forma decorat, e la seconda Virtus et honor, il motto dell'ambasciatore veneziano a Firenze Bernardo Bembo. Nella fiction si allude a un legame tra i due, confermato anche dai simboli che la ragazza recava tra le mani, riferiti al casato di Bembo, che Amerigo fa tagliare. Anche nella realtà le mani di Ginevra non ci sono confermando l'ipotesi della modifica della tela.

La dama con l’ermellino

Una nobildonna e un ermellino affascinano il mondo da centinaia di anni. Ma per comprendere i rapporti tra l’animale e la modella bisogna iniziare dai dettagli: l'acconciatura, i gioielli discreti e raffinati, l'abito elegante ornato da nastri di moda nella Milano degli Sforza. L'ermellino evoca il nome di Cecilia Gallerani, giovanissima amante di Ludovico il Moro, uno dei tratti sintetizzati nella figura di Caterina da Cremona, perno della fiction.

Il duca Sforza recava tra i suoi titoli quello di cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino, mentre la purezza della bestiola sembra essere un riferimento all’incorruttibilità della fanciulla. Ma sarebbe stato impossibile far tenere alla ragazza un tale animale irrequieto tra le braccia. Si crede dunque che la modella abbia posato con un più docile furetto tra le braccia, animale da compagnia molto diffuso a corte.

Caterina da Cremona è mai esistita?

A fare da contraltare alla omosessualità di Leonardo da Vinci, nella fiction è stata inserita una figura femminile, Caterina da Cremona, che però nella realtà non è mai stata esistita. La modella e poi amica dell'artista, rappresenta una figura funzionale alle esigenze della fiction.

Chi era la Gioconda?

Sulla Gioconda ci sono diversi misteri. Il primo è legato all'identità della donna ritratta. Vasari ipotizza che sia Monna Lisa Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo. Ma si dice che l'ipotesi sia infondata. Ma questo quadro è anche il compimento della sua teoria sulle ombre. «Delle ombre», scrive come a dare una lezione di pittura, «tu non discerni i limiti, e non le farai precise perché la tua opera non sia di legnosa risoluzione». La Gioconda è il punto di arrivo della teoria: una tessitura così consapevole che dà al ritratto, già misterioso per molte ragioni, l’espressione enigmatica che l'ha reso uno dei quadri più famosi al mondo. Come scrive Charles de Tolnay nel 1951, prima di Leonardo nei ritratti manca il mistero. «Solo nella Gioconda [il ritratto, ndr.] emana un enigma: l'anima è presente ma inaccessibile».

Il messaggio nascosto ne l'Ultima cena

Nel 1949 Leonardo riceve una nuova commissione da Ludovico il Moro, che gli chiede di decorare il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. La tradizione dei cenacoli esaltava da sempre il momento in cui il traditore inzuppa il pane nel piatto del Maestro. Leonardo si ferma un attimo prima, quando Cristo dice «Qualcuno di voi mi tradirà». Questo ragionamento viene restituito in modo fedele dalla fiction, legando il tema del tradimento ad altre forzature della trama. 

Ne L'Ultima Cena Leonardo da Vinci ritrae i moti dell'animo degli apostoli turbati. Vengono rappresentati a gruppi di tre, con al centro la figura, sola e imperante di Gesù. Giuda non è solo, come da tradizione iconografica, ma è accanto agli altri. Questa opera è stata innovativa anche per la tecnica di affresco messa in atto dall'artista, poco a suo agio con i tempi veloci di asciugatura dell'intonaco, che richiedevano un tratto preciso, poco adatto ai suoi lunghi studi, velature e fine pennellata. Per questo inventò una tecnica mista di tempera e olio su due strati di intonaco. Le fasi di esecuzione dell'opera vennero rallentate, consentendogli di rendere una maggiore armonia cromatica ed effetti di luce e trasparenze più affascinanti. Ma l'umidità dell'ambiente non è stata amica dell'opera, che già nel 1517 mostrava segni di cedimento.

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Leonardo da Vinci un assassino?

Data la non esistenza del personaggio di Caterina da Cremona, lo è anche il suo omicidio. Dato che Leonardo si pone come un crime-drama, l'escamotage narrativo viene innescato solo per far iniziare il racconto della vita di questo artista straordinario.


Stefania Leo