Ernest Hemingway: vita di uno scrittore tormentato, diviso tra realtà e letteratura

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Un autore prolifico, uno scrittore che si fece apprezzare in egual modo da pubblico e critica, uno stile sublime, mai ridondante ed eccessivo ma sintomo di un’urgenza espressiva: un carisma particolare, quello che contraddistinse la persona di Ernest Hemingway, le cui opere rappresentano oggi vere e proprie pietre miliari della letteratura mondiale.

Americano, nato in un sobborgo di Chicago nel 1899, Hemingway viaggiò moltissimo, scegliendo Cuba come patria d’adozione. Un amore sviscerato per l’isola caraibica, dove lo scrittore passò parte della sua movimentata vita.

Ma chi era Hemingway? Scrittore e uomo, spesso i due piani si confondono permeandosi a vicenda. 

Abbandoniamo quindi l’immagine classica dello scrittore che,  chino su un foglio di carta bianca, è intento a ticchettare per ore sui tasti di una macchina da scrivere. Quella di Hemingway, infatti, fu una vita piena e passionale, costellata di moltissimi viaggi, lotte e amori: un'esistenza avventurosa, che nell'immaginario comune è difficile associare a quella di un autore prolifico e pluri-premiato.

Perché oltre ad aver partecipato alla grande guerra, ad essersi sposato ben quattro volte e ad aver viaggiato moltissimo, Hemingway è arrivato direttamente al cuore dei suoi lettori, vincendo il Premio Pulitzer nel 1953 per "Il vecchio e il mare" e ottenendo il Premio Nobel per la letteratura l'anno successivo.

La sua è una letteratura che si inserisce quasi di soppiatto in una vita intensamente vissuta, una letteratura che diventa emanazione di un’esistenza che, impressa su carta in modo inimitabile e del tutto personale, porta a galla tutte quelle contraddizioni che convivevano nella persona di Hemingway. 

Già dalle sue prime produzioni letterarie, infatti, ad emergere è quella particolare caratteristica che poi sarà il fil rouge di tutta la sua successiva opera: un eroe anomalo che si confronta continuamente con la realtà che lo circonda, con la quale instaura però un rapporto conflittuale e tormentato, il cui epilogo si traduce spesso nell'impotenza.

Un tema narrativo che si ritrova anche nello stile di scrittura molto particolare che contraddistingueva la penna dello scrittore, che ha ispirato moltissimi altri letterati dopo di lui. Understatement, se vogliamo definirlo in modo letterario: Ernest Hemingway era in grado di dar vita a dialoghi laconici, il cui tono, sempre al di sotto della situazione, evidenziava la netta tendenza al fallimento che ritroviamo, anche tematicamente, in molti dei suo scritti. 

Quello dello scrittore è però un fallimento che è accompagnato dall’urgenza di esprimersi, fatta di un parlare e un descrivere senza tregua.

La vita di Hemingway, però, si conclude così come era cominciata: intensamente, ma in modo tragico. Era il 2 luglio del 1961 quando lo scrittore, malato e ormai impossibilitato a scrivere, si uccide con un colpo di fucile. Un epilogo estremo, che però riprende il tema dominante della sua vita artistica: la continua sfida alla morte.

Ed Hemingway la morte l’ha sfidata e, in un certo qual modo, ha vinto su di lei: le opere dello scrittore, ormai classici della letteratura mondiale, continuano a ispirare intere generazioni e a tramandare un nome ormai diventato leggenda.