Film con Giancarlo Giannini: i più belli da vedere
Giancarlo Giannini è una delle figure più carismatiche e riconoscibili del cinema italiano, un interprete capace di attraversare oltre mezzo secolo di storia dello spettacolo con una versatilità rara. Scopriamo la sua filmografia.
Nel corso della sua carriera ha lavorato con alcuni dei più grandi maestri del cinema europeo, tra cui Lina Wertmüller, Ettore Scola e Luchino Visconti, dando vita a una serie di interpretazioni che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento per il cinema italiano. Per riscoprire la ricchezza del talento camaleontico di Giancarlo Giannini, vale la pena intraprendere un viaggio tra alcune delle sue opere più rappresentative, concentrandosi in particolare su otto film realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta, il periodo in cui la sua arte raggiunse una delle massime espressioni.
Dall’esordio cinematografico con Scola al celebre sodalizio con Wertmüller — che generò autentici cult — passando per collaborazioni con registi come Nanni Loy e altri grandi autori dell’epoca, questi film con Giancarlo Giannini offrono un ritratto vivido di un attore capace di incarnare con straordinaria intensità le contraddizioni della società italiana.
Film con Giancarlo Giannini: una filmografia essenziale
La formazione artistica di Giancarlo Giannini affonda le sue radici nel teatro. Dopo gli studi al Piccolo Teatro di Milano sotto la guida di Giorgio Strehler, l’attore ha sviluppato nel tempo uno stile interpretativo estremamente personale, fatto di energia fisica, precisione gestuale e una mimica facciale capace di trasmettere emozioni anche nei momenti più sottili. Le sue collaborazioni con registi come Ettore Scola (quattro film), Lina Wertmüller (quattro cult), Luchino Visconti e Nanni Loy hanno contribuito a elevare il cinema italiano su scala internazionale, influenzando autori del calibro di Quentin Tarantino.
Con una filmografia che supera i 170 titoli tra grande e piccolo schermo, Giannini ha costruito una carriera straordinaria non solo come attore, ma anche come doppiatore di alcune delle più celebri star di Hollywood: grazie alle sue magistrali interpretazioni, la voce delle star hollywoodiane più iconiche, come Jack Nicholson, Al Pacino e Michael Douglas, è diventata inconfondibile e familiare al pubblico italiano, contribuendo a rendere ancora più leggendarie molte pellicole internazionali.
Scopriamo insieme otto film essenziali della carriera di Giancarlo Giannini, opere che testimoniano la straordinaria versatilità di un attore capace di passare con naturalezza dalla comicità grottesca alla tragedia, dalla satira politica al dramma storico.
Molti dei suoi ruoli più celebri danno vita a uomini popolari o ai margini della società, personaggi contraddittori attraversati da orgoglio, machismo, vigliaccheria e desiderio di riscatto. Attraverso queste figure complesse, Giannini ha saputo raccontare con grande efficacia le tensioni e le contraddizioni dell’Italia degli anni Settanta, un periodo segnato da profonde trasformazioni economiche e sociali, tra la fine del boom industriale, le migrazioni interne, la presenza della criminalità organizzata e le ambiguità della borghesia.
Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (1970)
Tra i primi ruoli cinematografici importanti di Giancarlo Giannini, questo film diretto da Ettore Scola lo vede interpretare Nello, un giovane pizzaiolo toscano coinvolto in un turbolento triangolo sentimentale con la fioraia Adelaide (Monica Vitti) e il muratore Oreste (Marcello Mastroianni).
Il personaggio di Nello è impulsivo, geloso e tragicomico: Giannini gli imprime un’energia nervosa e una mimica espressiva che anticipano molti tratti della sua futura maschera attoriale. Nel caos sentimentale raccontato da Scola, l’attore dimostra già una notevole capacità di passare dalla comicità grottesca alla tensione drammatica.
Il film è stato presentato al Festival di Cannes del 1970 ed ha ottenuto grande successo di pubblico, mentre Giannini ha ricevuto una candidatura ai Nastri d’Argento come miglior attore non protagonista.
Mimì metallurgico ferito nell'onore (1972)
Con questo film diretto da Lina Wertmüller, Giannini crea uno dei personaggi più celebri della sua carriera: Carmelo “Mimì” Mardocheo, operaio siciliano orgoglioso e impulsivo costretto a emigrare da Catania a Torino. Nel capoluogo piemontese entra in contatto con ambienti operai e militanti di sinistra e inizia una relazione con Fiore (Mariangela Melato) - una donna indipendente e politicamente impegnata – pur rimanendo legato ai valori tradizionali e maschilisti della sua cultura d’origine. Quando scopre che la moglie rimasta in Sicilia lo ha tradito, decide di vendicarsi mettendo incinta un’altra donna, innescando una serie di situazioni paradossali e contraddittorie.
Il personaggio incarna tutte le contraddizioni della cultura maschilista meridionale: seduttore, geloso e profondamente fragile, interpretato da un Giannini di un’intensità fisica travolgente, fatta di gesti nervosi, smorfie e improvvise esplosioni emotive. Il film segna anche l’inizio del celebre sodalizio artistico con Mariangela Melato. L’interpretazione è valsa a Giannini il David di Donatello, il Nastro d’Argento e il Globo d’Oro come miglior attore protagonista.
Film d'amore e d'anarchia - Ovvero "Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza..." (1973)
Tra i film con Giancarlo Giannini non si può non citare questo film politico di Lina Wertmüller, in cui Giannini interpreta Antonio “Tunin”, un contadino anarchico che negli anni Trenta arriva a Roma con l’intenzione di assassinare Mussolini per vendicare la morte di un compagno antifascista. Per avvicinarsi al Duce trova rifugio in una casa di tolleranza, dove entra in contatto con due prostitute: la disincantata Salomè, che sostiene la causa antifascista, e la giovane Tripolina (Mariangela Melato), con la quale nasce un rapporto sempre più profondo e umano.
Il personaggio di Tunin è tragico e ingenuo allo stesso tempo: per questo uomo semplice, travolto da ideali più grandi di lui, Giannini costruisce un’interpretazione intensa e vulnerabile, capace di alternare momenti di ironia amara e disperazione.
Presentato al Festival di Cannes, il film gli è valso (oltre a un Nastro d’Argento) anche il prestigioso premio come migliore interpretazione maschile, consacrandolo definitivamente sulla scena internazionale.
Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974)
Il film racconta l’incontro-scontro tra due persone appartenenti a mondi sociali opposti: Raffaella Pavone Lanzetti, ricca borghese milanese interpretata da Mariangela Melato, e Gennarino Carunchio, marinaio siciliano comunista interpretato da Giannini. Durante una vacanza in barca nel Mediterraneo, i due rimangono naufraghi su un’isola deserta. Lontani dalle convenzioni sociali, i rapporti di potere si ribaltano: il marinaio, inizialmente subordinato e umiliato dalla donna, diventa progressivamente il punto di riferimento per la sopravvivenza sull’isola.
Tra conflitti, attrazione e tensioni ideologiche nasce una relazione intensa e contraddittoria che riflette le divisioni di classe e culturali dell’Italia degli anni Settanta. Il personaggio di Gennarino diventa il simbolo di un ribaltamento sociale: inizialmente subordinato alla donna, sull’isola acquisisce progressivamente potere e sicurezza. Giannini sfrutta questa trasformazione per costruire una performance ironica e aggressiva, piena di sfumature grottesche.
Il film è diventato uno dei titoli più iconici del cinema italiano degli anni Settanta, noto per la sua satira sui rapporti di classe e per il duello attoriale tra i due protagonisti.
Pasqualino Settebellezze (1975)
Giancarlo Giannini interpreta qui Pasqualino Frafuso, piccolo criminale napoletano soprannominato “Settebellezze” per il suo successo con le donne. Dopo aver ucciso l’uomo che sfruttava una delle sue sorelle, Pasqualino finisce in prigione e, allo scoppio della guerra, viene arruolato nell’esercito.
Catturato dai tedeschi dopo aver disertato, viene deportato in un campo di concentramento, dove per sopravvivere è costretto a compiere scelte sempre più degradanti.
Il film racconta con toni grotteschi e tragici la disperata lotta per la sopravvivenza di un uomo disposto a tutto pur di restare in vita. Con Pasqualino Frafuso Giannini offre una delle interpretazioni più complesse della sua carriera. Il personaggio attraversa una parabola morale brutale, ma Giannini riesce a trasformare questa figura ambigua in un ritratto grottesco e tragico dell’istinto umano di sopravvivenza.
Il film ha ottenuto quattro candidature agli Oscar, tra cui quella per miglior attore protagonista per Giannini, mentre Lina Wertmüller è diventata la prima donna candidata all’Oscar per la regia.
L'innocente (1976)
Diretto da Luchino Visconti e tratto dal romanzo di Gabriele D'Annunzio, questo film segna una svolta nella carriera di Giannini. L’attore interpreta l’aristocratico Tullio Hermil, uomo cinico e decadente invischiato in una relazione extraconiugale con la contessa Teresa Raffo, mentre la moglie Giuliana sopporta con dignità. Quando però Giuliana si innamora a sua volta di un altro uomo e resta incinta, l’orgoglio e la gelosia di Tullio emergono con violenza: incapace di accettare l’idea di crescere il figlio di un altro, l’uomo precipita in una spirale di ossessione e crudeltà che porterà a conseguenze tragiche.
Giannini abbandona qui la dimensione grottesca per offrire una performance più trattenuta e raffinata, perfettamente inserita nell’estetica elegante e malinconica del cinema viscontiano. Il film rappresenta anche l’ultima opera di Visconti.
Mi manda Picone (1984)
Nel film di Nanni Loy, Giannini interpreta Salvatore, un uomo qualunque che rimane coinvolto in una vicenda misteriosa dopo il suicidio di un operaio. Prima di morire, l’uomo lascia un messaggio enigmatico: “Mi manda Picone”. Nel tentativo di capire cosa significhi quella frase, Salvatore inizia un’indagine personale che lo porta a scoprire una rete di traffici illegali, corruzione e speculazioni economiche nella Napoli degli anni Ottanta.
Il viaggio del protagonista diventa così un percorso attraverso le contraddizioni della città e della società italiana, tra disillusione, ironia e amarezza. Giannini costruisce un personaggio malinconico e disilluso, lontano dai toni grotteschi degli anni Settanta. L’interpretazione gli è valsa il David di Donatello come miglior attore protagonista.
La cena (1998)
Concludiamo questa carrellata di film con Giancarlo Giannini con "La Cena": ambientato quasi interamente in un ristorante romano, il film corale di Ettore Scola intreccia le storie di diversi clienti e camerieri nel corso di una stessa serata: tra tavoli e conversazioni emergono vicende sentimentali, crisi familiari e tensioni sociali, tra coppie in difficoltà, incontri inattesi, tradimenti e riconciliazioni. I personaggi si sfiorano e si osservano mentre il ristorante diventa un microcosmo della società contemporanea.
Pur non essendo il protagonista assoluto, Giancarlo Giannini contribuisce con una presenza incisiva a dare spessore a uno dei molti ritratti umani che compongono questo grande affresco collettivo. Il film ha vinto diversi premi ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento e rappresenta uno degli ultimi esempi del cinema corale di Scola.
Paola Greco
Foto di apertura: Pierluigi, Public domain, via Wikimedia Commons