Imagine: storia di una canzone diventata inno

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50 anni fa il mondo ascoltava per la prima volta Imagine: curiosità e storia della canzone più iconica di John Lennon.

«Imagine there's no heaven/It's easy if you try/No hell below us/Above us, only sky/Imagine all the people/Livin' for today»: inizia così Imagine di John Lennon, pubblicata all’interno dell’omonimo album, uscito il 9 settembre 1971. Nel 2021 il brano più famoso scritto da Lennon nella sua carriera solista compie dunque 50 anni. Ecco la storia di una canzone diventata inno.

Come è nato il mito di Imagine

La ballata Imagine viene spesso citata come uno dei brani musicali più belli della storia della musica pop/rock. Di sicuro, è la canzone più rappresentativa tra quelle incise da Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles.
 

Perché John Lennon ha scritto Imagine

«Anti-religioso, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista»: così John Lennon definì Imagine, scritta in un periodo storico caratterizzato da enormi tensioni, immaginando (come da titolo) un mondo laico e senza guerre.

Quando fu scritta

Lennon compose la melodia di Imagine all’inizio del 1971, su un pianoforte Steinway a Tittenhurst Park, la sua residenza in stile Tudor di Ascot. Con la moglie Yoko Ono presente, l’ex Beatles scrisse quasi tutte le parole del testo di getto, nel giro di pochissimo tempo. 

Cosa ha ispirato la canzone

Come raccontato dallo stesso Lennon, il testo di Imagine fu ispirato da una serie di poesie di Yoko Ono inserite nella raccolta Grapefruit. In particolare, quella intitolata Cloud Piece: «Imagine the clouds dripping, dig a hole in your garden to put them in». Per le parole e soprattutto il concetto del brano, l’altra influenza principale fu un libro di preghiere cristiane, ricevuto in regalo dalla moglie. 

Il significato del testo

Pubblicato in un periodo segnato dal conflitto in Vietnam e più in generale dal contesto della Guerra Fredda, nonché caratterizzato da forti tensioni sociali negli Stati Uniti e nel resto del mondo, Imagine oggi è considerato un inno alla fratellanza tra gli esseri umani. In realtà, Lennon spiegò che i contenuti del testo avvicinavano il brano più al Manifesto del Partito Comunista che a un inno pacifista.

Curiosità

Per promuovere l’album, Lennon e Ono produssero un film intitolato appunto Imagine, di cui tutte le canzoni formavano la colonna sonora. Nella prima scena si vede la coppia, che avvolta nella nebbia cammina nel giardino di Tittenhurst Park. Quando i due arrivano finalmente all’ingresso di casa, partono le note di Imagine: nell’iconica scena successiva, c’è Lennon seduto a un pianoforte a coda bianco, in una stanza poco illuminata, totalmente bianca.

Imagine è anche la parola che si può leggere al centro del mosaico dello Strawberry Fields Memorial, zona di Central Park dedicata a John Lennon, che si trova a poche decine di metri dall’ingresso del Dakota Building, dove fu ucciso nel 1980 da Mark David Chapman.

L’intro di Don’t Look Back in Anger, una delle canzoni più famose degli Oasis, ricorda fortemente Imagine. E anche nel testo c’è un riferimento a John Lennon, in particolare ai suoi bed-in pacifisti: «So I start a revolution from my bed». D’altra parte, l’autore Noel Gallagher non ha mai fatto mistero di essere un grande fan dei Beatles. 

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Le cover più famose di Imagine

Sono tanti gli artisti che hanno reinterpretato il brano più famoso di Lennon solista: la paladina del pacifismo Joan Baez, ad esempio, ha registrato diverse cover del brano. Così come Madonna, Stevie Wonder, Elton John, David Bowie, Diana Ross e Chris Cornell. Emeli Sandé ne ha inciso una cover per la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Londra, mentre Avril Lavigne lo ha fatto per l’album “Instant Karma: The Amnesty International Campaign to Save Darfur”.

La versione in italiano

Imagine è stata riadattata diverse volte anche in Italia e in particolare in italiano. L’hanno cantata Gianni Morandi, Gino Paoli e Alberto Fortis, ad esempio. Ma la prima a realizzare una sua personale versione fu nel 1972 Ornella Vanoni: l’adattamento si intitola “Immagina che” e non parla di pace, bensì del rapporto tra un uomo e una donna, con testo scritto da Paolo Limiti e Felice Piaccarreda.