Anticiclone subtropicale africano: cos’è e perché arriva in Italia
L’anticiclone subtropicale africano nasce dall’interazione tra diverse componenti della circolazione atmosferica globale, che coinvolgono Atlantico, Nord Africa e correnti in alta quota, e il suo effetto sull’Italia dipende anche dalla posizione dell’anticiclone delle Azzorre; per questo le ondate di caldo non vanno interpretate come una semplice “risalita di aria africana”, ma come il risultato di un riassetto più ampio dei sistemi atmosferici su scala emisferica.
Il caldo sempre più intenso che caratterizza le estati italiane è spesso legato all’anticiclone subtropicale africano: si tratta di una struttura atmosferica di alta pressione che si forma tra Nord Africa e Sahara e che, in particolari condizioni, si estende verso il Mediterraneo portando ondate di caldo intenso, stabilità atmosferica e temperature elevate. Questo fenomeno è strettamente collegato alla circolazione generale dell’atmosfera e interagisce con l’anticiclone delle Azzorre, che in passato garantiva estati più miti sull’Europa occidentale.
Quando l’equilibrio tra queste due figure cambia, aumenta la probabilità che masse d’aria molto calde raggiungano l’Italia, soprattutto tra la fine primavera e la fine estate: è per questo che oggi si osservano con maggiore frequenza fasi di caldo persistente e si tende a parlare del perché arrivi l’anticiclone africano in relazione a questi blocchi atmosferici. Comprendere cos’è l’anticiclone subtropicale africano, perché arriva, quando si manifesta e quanto dura il caldo africano significa quindi leggere un sistema climatico complesso, influenzato sia da dinamiche naturali della circolazione atmosferica sia da cambiamenti climatici in atto che ne aumentano la frequenza e l’intensità.
Cos'è l'anticiclone subtropicale africano
L’anticiclone subtropicale africano è una vasta area di alta pressione che si forma nella fascia subtropicale dell’emisfero nord, tra Sahara, Nord Africa e Mediterraneo meridionale: non si tratta di una struttura fissa o sempre identica, ma di una componente della circolazione atmosferica globale che può rafforzarsi o indebolirsi nel tempo. Alla base del suo sviluppo c’è un grande movimento dell’aria su scala planetaria: l’aria più calda tende a salire nelle zone equatoriali e, una volta in quota, si sposta verso latitudini più alte. Qui, raffreddandosi, tende a ridiscendere verso il suolo: questa discesa genera aree di alta pressione stabili e persistenti.
Quando questo movimento discendente si intensifica, il sistema di alta pressione diventa più robusto e tende a espandersi verso latitudini più settentrionali, arrivando a interessare anche il bacino del Mediterraneo. A questo punto, l’atmosfera diventa molto più stabile: l’aria che scende verso il suolo si riscalda e si comprime, rendendo difficile la formazione di nubi e di precipitazioni; di conseguenza, il cielo resta spesso sereno o poco nuvoloso per più giorni consecutivi.
Gli effetti dell'anticiclone subtropicale africano
La configurazione appena descritta crea degli effetti che ormai sono noti a tutti noi. L'anticiclone subtropicale africano, infatti:
- Blocca il normale ricambio delle masse d’aria: il calore si accumula progressivamente negli strati più bassi dell’atmosfera e al suolo, facendo aumentare le temperature giorno dopo giorno.
- Fa aumentare l'umidità: risulta molto elevata soprattutto nelle zone costiere, contribuendo a una sensazione di afa più intensa.
- Riduce la possibilità di temporali e interrompe la circolazione di aria più fresca: le ondate di calore si prolingano anche per diversi giorni o, in alcuni casi, settimane.
In condizioni favorevoli, questa struttura può inoltre interagire con l’anticiclone delle Azzorre o sostituirne temporaneamente l’influenza sul Mediterraneo, diventando il principale responsabile delle fasi di caldo estremo sull’Italia.
Anticiclone subtropicale VS anticiclone delle Azzorre: qual è il legame?
Per capire davvero perché arriva l’anticiclone africano, è utile confrontarlo con l’anticiclone delle Azzorre, che rappresenta uno degli attori principali del tempo estivo in Europa.
L’anticiclone delle Azzorre è una vasta area di alta pressione di origine oceanica che si forma sull’Atlantico e che, per decenni, ha avuto un ruolo decisivo nel determinare il clima estivo dell’Europa occidentale e del Mediterraneo: quando è ben posizionato e stabile, tende a garantire condizioni di tempo soleggiato, con temperature generalmente elevate ma meno estreme rispetto alle ondate di caldo estremo.
Negli ultimi decenni la sua influenza sul Mediterraneo è diventata più irregolare: ciò non significa che sia scomparso, ma tende a modificare più spesso posizione ed estensione, tanto che in alcune configurazioni resta più occidentale sull’Atlantico o si spinge verso nord, lasciando maggiore spazio alle masse d’aria di origine subtropicale. È in queste situazioni che l’anticiclone subtropicale africano riesce più facilmente a espandersi verso il Mediterraneo e a influenzare il tempo estivo.
Il sistema climatico europeo dipende quindi dall’interazione tra queste due strutture: una di origine oceanica, che tende a favorire condizioni più temperate, e una di origine subtropicale, che porta masse d’aria più calde e spesso più persistenti.
Quando arriva e quanto dura il caldo africano
L’anticiclone subtropicale africano non è sempre presente su uno stesso territorio: quando arriva, si alterna a periodi di tempo più instabile, durante i quali prevalgono correnti più fresche e variabili. In Italia tende a comparire soprattutto tra la fine della primavera e l’inizio dell’autunno, con una frequenza più elevata nei mesi di luglio e agosto, quando la radiazione solare è massima e le condizioni atmosferiche sono più favorevoli alla stabilizzazione delle alte pressioni.
Quando arriva l’anticiclone subtropicale africano, si osserva spesso un cambiamento rapido del tempo: aumento delle temperature, maggiore stabilità atmosferica e riduzione delle precipitazioni.
La durata non è fissa e dipende dalla configurazione della circolazione atmosferica su scala più ampia. In generale si possono distinguere due scenari:
- episodi brevi, di circa 3–5 giorni, quando il sistema viene rapidamente interrotto da correnti più fresche o instabili;
- fasi più persistenti, che possono superare i 10 giorni, quando l’alta pressione rimane bloccata sul Mediterraneo.
Questa variabilità è legata alla struttura del flusso atmosferico in alta quota: quando le correnti occidentali si indeboliscono o si ondulano in modo marcato, si possono creare configurazioni di blocco che favoriscono la stazionarietà dell’anticiclone. In queste situazioni il caldo tende a prolungarsi perché il ricambio delle masse d’aria diventa molto limitato e l’atmosfera rimane stabile per più giorni consecutivi.
Le estati italiane non saranno mai più fresche?
La variabilità climatica è una caratteristica intrinseca delle stagioni estive in Italia, che negli anni possono alternare periodi più caldi ad altri più miti o temporaneamente instabili. Tuttavia, le osservazioni degli ultimi decenni indicano un’evoluzione progressiva delle condizioni estive, con una maggiore incidenza di fasi caratterizzate da alta pressione e tempo stabile, spesso accompagnate da temperature elevate e da una minore capacità delle masse d’aria più fresche di influenzare il Mediterraneo. In questo quadro emergono alcuni segnali ricorrenti:
- aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore;
- maggiore persistenza delle configurazioni di alta pressione;
- riduzione della durata degli episodi con aria più fresca o instabile.
Questo non implica la scomparsa delle estati più miti, ma un cambiamento nella loro distribuzione nel tempo. Le stagioni estive tendono a presentare più spesso lunghe fasi calde intervallate da interruzioni più brevi e meno frequenti rispetto al passato: il risultato è uno spostamento graduale dell’estate italiana verso condizioni mediamente più calde, pur mantenendo una certa variabilità naturale da anno a anno.
Paola Greco
Foto di apertura: iStock