Introduzione

Il progresso tecnico-scientifico novecentesco ha portato, non meno del pensiero postmetafisico, varie sfide alla filosofia tradizionale e ai suoi modelli di razionalità tradizionalmente postulati come veri e indiscutibilmente validi. Informatica, logica, matematica, linguistica, psicologia cognitiva, epistemologia e scienze neurologiche sono confluite in un ambito di ricerca, l’intelligenza artificiale, che ha acutamente interpretato il ruolo di questa sfida sollevando una continua pioggia di problemi. Di fronte a questa sfida scientifica i filosofi hanno variamente reagito, ora prendendo partito per l’intelligenza artificiale, chi (per esempio Putnam) sostenendo persino l’ipotesi di una “vita artificiale”, ora, al contrario, criticandola recisamente, impugnandone (per esempio con Searle) la capacità di comprendere e parlare in modo intenzionale. Il dibattito, ben lungi dal potersi dire concluso in un senso o nell’altro, ha in ogni caso mostrato ulteriormente l’insufficienza dell’intelligenza umana ad autocomprendersi pienamente ed univocamente.