Classicismo rinascimentale

Classicismo freddo e rigoroso: Annibal Caro

A metà secolo il classicismo rischia di irrigidirsi in un modello formale e tutto esteriore. È il caso del modenese Ludovico Castelvetro (1505-1571), noto soprattutto per la Poetica d'Aristotele vulgarizzata e sposta (stampata nel 1570, ma elaborata prima), straordinario commento fatto con metodo rigoroso e radicalmente razionale; nonostante l'acume, il suo classicismo si trasforma in fredda precettistica.

Annibal Caro

Annibal Caro (1507-1566), di Civitanova Marche, studiò a Firenze e passò poi a Roma. La sua prima prova letteraria fu una libera traduzione dal greco del romanzo pastorale Amori pastorali di Dafni e Cloe di Longo Sofista (iniziata nel 1537). Compose anche versi che si ispiravano ai modi di Berni. Nel 1544, su commissione di Pier Luigi Farnese, scrisse la commedia Gli straccioni (1582, postuma). Divenne noto negli ambienti letterari romani per la polemica con Castelvetro, che lo aveva attaccato a proposito della canzone Venite all'ombra de' gran gigli d'oro, a cui rimproverava l'eccesso di irregolarità linguistiche. Il Caro rispose scrivendo l'Apologia (1558) e alcune rime oltraggiose. Nel 1536, stanco della vita cortigiana, si ritirò nella sua villa di Frascati dove attese alla sistemazione delle Rime (1569, postume) e riunì le Lettere famigliari (1575-77, postume), importante testimonianza storica e culturale dei tempi scritta in un volgare armonico ed equilibrato. La sua opera più nota rimane tuttavia la traduzione in volgare e in endecasillabi sciolti dell'Eneide virgiliana (1563-66), versione che intenzionalmente "riscrive" l'originale poema con grande abilità retorica. L'ideale classico vi si ritrova reinterpretato alla luce della nuova sensibilità estetica e morale del Rinascimento.