Novellistica e teatro del Rinascimento

La commedia

La commedia cinquecentesca in italiano riprende materiali classici (Plauto e Terenzio) e più recenti (Decameron). Anche per la lingua la commedia cinquecentesca si apre a una contrapposizione di timbri e linguaggi diversi. Accanto alla Cassaria (1508), la prima commedia in volgare dell'età umanistica, e ai Suppositi (1508) di Ariosto, i maggiori risultati nella prima metà del secolo sono la Mandragola (1518) di Machiavelli e La Calandria (1513) del cardinale Bernardo Dovizi, noto come Bibbiena dal luogo di nascita (1470-1520). La Calandria mostra un particolare e positivo equilibrio fra ordine teatrale ed espressività della lingua. La commedia non fu estranea in seguito alla sperimentazione manieristica o dialettale. Scrissero commedie A. Firenzuola, il Lasca e G. Gelli, P. Aretino e G. Bruno. Verso la fine del secolo Annibal Caro scrisse Gli straccioni (1582, postumo). Altissimo è l'esempio del teatro veneto.

Già al 1514 risale l'anonima Bulesca, una commedia in dialetto con varie battute in gergo furbesco (ovvero il linguaggio, comicamente trattato, del mondo della delinquenza e del vagabondaggio). Agli anni '30 può risalire l'anonima Veniexiana, un vero esempio di teatro "diretto", rapidissimo, fondato sulla massima quotidianità del dialetto.