Novellistica e teatro del Rinascimento

La novellistica e Matteo Bandello

Il modello più imitato rimase Boccaccio e i testi erano quindi inseriti in una cornice narrativa. Bandello costituì una vera novità nel grande filone del genere. Tuttavia altri autori si distinsero, come il bergamasco Giovan Francesco Straparola (morto dopo il 1557), il cui nome è legato alla raccolta Le piacevoli notti (1550 e 1553) ambientata nell'isola di Murano: sono fiabe e novelle su temi fiabeschi, due delle quali, in bergamasco e in pavano, costituiscono importanti documenti linguistici.

Matteo Bandello

Matteo Bandello (1485-1561) fu letterato finissimo e seppe portare l'arte rinascimentale della conversazione alla dignità di genere letterario. Nato a Castelnuovo Scrivia da una famiglia nobile, entrò giovanissimo nel convento milanese dei domenicani; viaggiò, condusse vita mondana, fu agente diplomatico presso la corte di Isabella d'Este a Mantova. Nel 1522 lasciò definitivamente il convento e chiese, senza successo, di essere sciolto dai voti. Continuò la sua vita di cortigiano, mettendosi a servizio tra gli altri di Cesare Fregoso, luogotenente del re di Francia Francesco I. Fu nominato vescovo di Agen (1550) ma resse la carica solo nominalmente. Durante i vent'anni di permanenza in Francia, Bandello ebbe modo di rielaborare alcune opere minori scritte in Italia e soprattutto curò la grande raccolta di Novelle. Tra il 1536 e il 1538 scrisse i Canti XI delle lodi della signora Lucrezia Gonzaga, che pubblicò nel 1545 insieme ai capitoli in terza rima intitolati Le tre Parche. Del 1539, invece, è il volgarizzamento dell'Ecuba di Euripide, mentre precedente (1509) è la traduzione latina della novella boccacciana dedicata a Tito e Gisippo. Alla sua produzione poetica appartengono più di 200 Rime, di gusto petrarchesco, edite solo nel 1816.

Le "Novelle" di Bandello

Bandello scrisse novelle durante tutta la vita e infine le raccolse e organizzò in 4 libri, di cui pubblicò i primi tre a Lucca (1553-54) e l'ultimo a Lione (1573). A differenza del Decameron, le sue Novelle non sono inserite in alcuna struttura generale e il loro accostamento non segue un ordine o un criterio tematico ben definito. Si tratta, come ha scritto lo stesso autore, d'una "mistura d'accidenti diversi". Tuttavia ogni novella è preceduta da un'epistola dedicatoria, indirizzata a personaggi contemporanei, nella quale l'autore dichiara le circostanze "cortigiane" in cui finge di aver ascoltato la storia che si accinge a narrare. Grande è la varietà di temi e registri di questi testi: si va dal tragico al grottesco, dal comico al farsesco, dall'osceno al patetico. Si osserva comunque una certa predilezione per il genere erotico e per gli "amori sfortunati". Celebre la storia di Giulietta e Romeo. Le fonti delle novelle sono assai varie: dal fatto di cronaca alla leggenda popolare, al resoconto di viaggio; abbondano i rilievi storici e i piccoli eventi quotidiani della vita delle corti, così che le novelle si possono definire il prolungamento scritto delle "conversazioni" cortigiane. Nella lingua delle Novelle si riscontrano numerosi dialettalismi settentrionali e svariati gallicismi; lo stile è intenzionalmente dimesso. Il realismo quotidiano che domina tematicamente questi testi impone del resto una sintassi piana, volta alla rappresentazione "vera" e non letteraria degli eventi.

Il senso della grande arte narrativa di Bandello è racchiuso nella sua capacità di proporre un'indagine psicologica sempre sottile e concreta, ma non per questo rifiutandosi a notevoli aperture fiabesche e comiche o tragiche o all'improvviso oscene. Le sue Novelle ebbero grande fortuna europea, da Shakespeare a Stendhal, da A. de Musset a Byron, per citare gli autori più noti.