Novellistica e teatro del Rinascimento

In sintesi

NovellaContinua l'imitazione del Boccaccio. Principale esponente Matteo Bandello (1485-1561), le cui novelle non sono inserite in alcuna struttura generale e il loro accostamento non segue un ordine o un criterio tematico ben definito. Grande è la varietà di temi e registri: si va dal tragico al grottesco, dal comico al farsesco, dall'osceno al patetico. Si osserva comunque una certa predilezione per il genere erotico e per gli "amori sfortunati".
CommediaRiprende temi classici e volgari (Decameron). Esponenti principali Bernardo Dovizi da Bibbiena (1470-1520), autore della Calandria (1513), e Angelo Beolco detto Ruzante (1496-1542). Nelle sue opere (Betìa, 1524-25; Bilora, 1529; Moscheta, 1529) il mondo contadino è rappresentato senza abbellimenti o sfumature letterarie, senza patetismi né tendenze caricaturali: in primissimo piano vi è la rappresentazione grottesca e dolente della realtà, mentre diventa sempre più forte nello spettatore la percezione della tragicità dei fatti narrati con linguaggio (i dialetti padovano e bergamasco) e strumenti comici.
Tragedia classicisticaSegue le regole formulate nella Poetica di Aristotele: unità di tempo, luogo e azione. Autore della prima tragedia "regolare" (Sofonisba, 1524) è Gian Giorgio Trissino (1478-1550), che affrontò anche la questione della lingua a favore di un parlar comune contro la fiorentinità (Il castellano, 1529).