Introduzione

L'inizio del secolo fino alla guerra mondiale è ancora caratterizzato dall'influsso dei tre grandi poeti a cavallo tra Otto e Novecento: Carducci, Pascoli e D'Annunzio. A Carducci e D'Annunzio si ribellano per via ironico-esistenziale il crepuscolarismo e il cenacolo della "Voce", e per quella avanguardistica il futurismo. Al contrario la sperimentazione pascoliana viene accolta come modello di stile. Parallelamente si realizzano le due maggiori esperienze letterarie di livello europeo: la drammaturgia di Pirandello e la narrativa di Svevo. Gli anni '20, accanto a chiari segni di richiamo alla tradizione, vedono l'affermarsi di due grandi personalità: Ungaretti e Montale. L'ermetismo, che contraddistingue il decennio successivo, sembra concentrare la creatività poetica sulle valenze puramente espressive della parola, cercando rifugio dalla realtà storica in una vaga dimensione religiosa. La seconda guerra mondiale costringe a compiere scelte decisive e drammatiche e rimette in moto una concezione della letteratura segnata dall'impegno politico-civile, che avrà nel neorealismo il suo momento culminante. L'esordio di scrittori come Pasolini, Sciascia e Calvino si affianca al già sicuro magistero linguistico e intellettuale di Moravia e Gadda, destinati a svolgere un ruolo guida nei decenni successivi. Il sempre più accentuato contrasto tra cultura e società ispira la contestazione e l'impegno delle neoavanguardie degli anni '60. Nell'ultimo quarto di secolo, a un progressivo affievolirsi della poesia in lingua, si contrappone il rifiorire dei poeti dialettali. Nella prosa prevale un generale appiattimento sulla cronaca, alla ricerca di trame narrative di non ampio respiro vicine al taglio delle sceneggiature cinematografiche.