Il realismo critico

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini (1922-1975) intese la letteratura come un modello per capire la realtà fuori da ogni astrazione intellettualistica. Fu così vicino alle tematiche del neorealismo, ma anche radicale sperimentatore. Fu uno dei pochi scrittori del secolo a interpretare con coraggio e dignità il dovere civile dell'indignazione, il diritto di una letteratura votata a comprendere come a rifiutare corruzione e disumanità.

La vita

Nato a Bologna, dopo la laurea ritornò nel materno Friuli, e nel 1945 fondò con alcuni amici l'"Academiuta di lenga furlana", a sostegno della poesia in dialetto friulano. Nel 1947 si iscrisse al Partito comunista e iniziò a insegnare, ma nel 1949 fu espulso dal partito e sospeso dall'insegnamento per corruzione di minorenni. Si trasferì a Roma e nel 1955 fondò la rivista "Officina". Negli anni '60, ormai noto al grande pubblico, intraprese anche l'attività di regista cinematografico (fra i suoi film: Accattone, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini). Negli anni '70 collaborò a periodici e quotidiani, intervenendo con spregiudicata incisività sulle principali questioni politiche e culturali, rimpiangendo l'Italia povera e contadina distrutta dai mass-media e dal consumismo di massa. Morì a Roma, assassinato in circostanze oscure.

L'opera letteraria

I primi due romanzi Atti impuri e Amado mio, pubblicati postumi nel 1982, e l'idillio in prosa Il sogno di una cosa (1949) sono opere tra il diaristico e il documentario in cui il giovane Pasolini descrive i primi amori omosessual. Iil romanzo Ragazzi di vita (1955) gli procurò un grande successo anche di critica. La scoperta della gioventù emarginata delle borgate romane, violenta e scomposta ma vitale, spinge Pasolini verso un populismo in parte venato di marxismo, in parte sentimentale, in cui affiora un latente moralismo cattolico. La scrittura ferma e precisa, il calco dialettale lo avvicinano al neorealismo, ma orientato verso una dimensione mitizzante. Con Una vita violenta (1959), che traccia la storia di un ragazzo "predestinato" alla violenza, incapace di una visione matura della realtà o di qualsiasi coscienza politica e sociale, il mito si arrende alla realtà. Analogamente, tragedie in versi come Calderón (1973), Affabulazione e Pilade (postume, 1977) perseguono faticosi progetti di trasposizione mistica di conflitti psichici e tensioni sociopolitiche. Invece la vocazione "pubblica" di Pasolini trovò sfogo nell'ampia produzione saggistica e negli interventi giornalistici controcorrente (Passione e ideologia, 1960; Empirismo eretico, 1972; Scritti corsari, 1975; Le belle bandiere, 1977).

La raccolta La meglio gioventù (1954, rifatta nel 1975) con le prime poesie in dialetto friulano è la splendida e mai più raggiunta vetta della lirica pasoliniana: il recupero filologico del dialetto è al servizio della nostalgia per la terra e la lingua materne, momento ideale del suo destino di uomo. Nelle poesie in lingua L'usignolo della chiesa cattolica (1958), Pasolini esprime un sentimento cattolico luttuoso e barocco, misto a tardi rifacimenti decadenti. Le Ceneri di Gramsci (1957) rispecchiano l'impatto con Roma, la riflessione sul degrado della società e, insieme, l'anelito a un mutamento radicale. La religione del mio tempo (1961), adotta la satira e l'epigramma; Poesia in forma di rosa (1964) argomenta e monologa in una prospettiva di rifiuto e contestazione ormai troppo declamata. In Trasumanar e organizzar (1971), da una parte Pasolini riscrive le poesie giovanili in dialetto, dall'altra assume toni da poeta civile e sdegnato, preludendo all'ultima, tragica stagione.