Il realismo critico

Vitaliano Brancati

Vitaliano Brancati (1907-1954), erede della grande tradizione siciliana di Verga e De Roberto, analizzò la vita della borghesia siciliana durante il fascismo, avvalendosi di un'ironia dissacrante, e rivelatrice del disagio sociale dell'epoca.

La vita e le opere

Rifiutò molto presto la giovanile adesione al fascismo, documentata nel romanzo breve Singolare avventura di viaggio (1934). Dopo la seconda guerra mondiale si fece sostenitore di un liberalismo radicale, teso a denunciare l'intolleranza e il dilagante disprezzo per la cultura. La sua produzione letteraria comprende racconti (Il vecchio con gli stivali, 1945), romanzi (L'amico del vincitore, 1932; Gli anni perduti, 1941; Don Giovanni in Sicilia, 1941; Il bell'Antonio, 1949; l'incompiuto Paolo il caldo, 1955, postumo), opere drammaturgiche (Questo matrimonio si deve fare, 1938; Le trombe d'Eustachio, 1942; Raffaele, 1948; La governante, 1952, bloccata dalla censura per lo scabroso tema dell'omosessualità femminile) e saggistica.

I temi

La narrativa di Brancati, che ha ispirato anche opere cinematografiche, è dominata dalle manie e dalle distorsioni del maschio siciliano, passivo e preda di fantasie erotiche, vittima dell'ambiente sociale, la piccola e media borghesia. I giovani degli Anni perduti, o il protagonista del Don Giovanni in Sicilia, vivono inappagati rinviando continuamente la partenza dalla Sicilia e lasciando fallire tutti i progetti. Risvolti cupi e tragici connotano nel Bell'Antonio la vicenda del giovane siciliano bellissimo che vive il dramma dell'impotenza nell'epoca fascista che della virilità aveva fatto uno dei valori primari. In Paolo il caldo è delineato, con intenti autobiografici, il difficile impatto di un giovane intellettuale siciliano con il mondo della borghesia romana.