La prosa filosofica, scientifica e storica

Tommaso Campanella

Nato nel 1568 a Stilo, in Calabria, Tommaso Campanella entrò quindicenne nell'ordine domenicano e si dedicò allo studio della filosofia naturalistica di Telesio, dell'astrologia, dell'occultismo, della magia. Presto sospettato di eresia, dal 1591 al 1597 subì quattro processi. Iniziò a dar corpo al progetto messianico di una grande riforma politico-religiosa secondo linee che furono esposte poi nella Città del sole (1623), il suo capolavoro, che delinea una società fondata sull'organizzazione razionale della vita sociale. Arrestato per una congiura contro la dominazione spagnola (1599), si finse pazzo per evitare la condanna a morte e fu rinchiuso in carcere fino al 1626. La carcerazione, all'inizio molto dura, gli consentì in seguito di comporre numerose opere (De sensu rerum et magia, 1620; Philosophia realis, 1623; Metaphysica, 1625), di intrattenere carteggi e perfino di ricevere visite e insegnare. Fu liberato nel 1629, per interessamento del papa Urbano VIII. Riparò infine a Parigi, dove fu ben accolto e dove poté attendere alla pubblicazione delle sue opere e morì nel 1639.

Nei vari aspetti della natura Campanella si sforza di scoprire la presenza del divino: le stesse tre "primalità" di potenza, sapienza e amore che permeano ogni essere e sono immagine della Trinità. Rettificando il sensismo di Telesio, Campanella insiste sull'attività dello spirito umano che ha il suo centro nell'autocoscienza, una dottrina che anticipa le posizioni di Cartesio.

L'opera poetica di Campanella

Campanella scrisse anche una raccolta di Poesie (1622) in vari metri (sonetti, madrigali, canzoni). Alcune di esse espongono i capisaldi della sua filosofia, altre sono preghiere animate da una profonda commozione e altre ancora ­ le più interessanti ­ riflettono i travagli della sua esperienza biografica: la consapevolezza della propria missione, la drammatica contrapposizione a un mondo folle e malvagio, l'esperienza della carcerazione con i suoi momenti di disperazione o di abbandono alla provvidenza divina. Nella sua poesia, che occupa un posto di rilievo nel panorama del Seicento italiano, Campanella si richiama consapevolmente al modello dantesco del poeta-profeta, in contrapposizione con la figura del poeta-retore, artefice di "meraviglia", dominante in epoca barocca.