Tertulliano e l'apologetica cristiana

Arnobio

Arnobio, vissuto tra il III e il IV secolo, fu un famoso maestro di retorica a Sicca Veneria in Numidia (nell'odierna Tunisia nord-occidentale), dove era nato. Combatté aspramente il cristianesimo al quale si convertì in età matura, forse in seguito a un sogno, come ci dice san Girolamo, e professò la nuova fede in modo ardente e polemico. Per convincere il vescovo di Sicca della sincerità della propria conversione, scrisse il trattato Adversus nationes, l'unica sua opera pervenuta. Non si conosce l'anno della morte, che dovette avvenire comunque poco dopo il 327, data in cui Girolamo parla di Arnobio nella sua Cronaca. L'opera Adversus nationes (Contro i pagani), in 7 libri, fu probabilmente composta intorno al 305, dopo la sanguinosa persecuzione di Diocleziano, ed è il più insolito ed eccentrico degli scritti apologetici della letteratura latina. Nel condurre la difesa del cristianesimo Arnobio attacca la religione e la cultura pagana, valendosi di argomenti filosofici tratti proprio da pagani, quali Platone e Lucrezio. Non risulta tanto un atteggiamento di difesa del cristianesimo quanto di battaglia al paganesimo. Nei primi due libri difende i cristiani dall'accusa di essere la causa di tutti i mali e mostra come negli scritti dei filosofi pagani si ritrovi molta dottrina cristiana; nel terzo, quarto e quinto analizza le contraddizioni e l'immoralità dei riti e del culto pagano; negli ultimi due accusa i pagani di empietà per i loro simulacri e i loro sacrifici cruenti. Arnobio possiede un'approfondita conoscenza dei culti e dei miti del paganesimo, mentre risulta approssimativa, imprecisa e spesso errata la conoscenza delle Sacre Scritture. Interessanti sono l'inquietudine profonda e il pessimismo sulla natura umana, ai limiti del tormento, che animano la sua prosa elegante e ricca di reminiscenze classiche.