Virgilio

L'Appendix Vergiliana

Sono pervenuti, attribuiti a Virgilio, otto piccoli componimenti, a cui fu dato nell'umanesimo il titolo di Appendix Vergiliana, che però la critica contemporanea è quasi unanime nel ritenere apocrifi e risalenti al sec. I d.C., esercizi di imitatori o componimenti di scuola. Oggi si ritiene che soltanto un paio di epigrammi (il V e l'VIII) dei 14 compresi nell'Appendix, possano, con buona probabilità, esser considerati autenticamente virgiliani. Di particolare interesse il V, che proclama la conversione dalla retorica alla filosofia epicurea. Qualche possibilità di autenticità esiste per il X, brillante parodia del quarto carme di Catullo.

Anche il Culex (La zanzara) ha una certa probabilità di essere di Virgilio, perché vari autori del sec. I d.C., come Lucano, Stazio e Marziale, lo ritenevano opera giovanile del poeta. È un epillio di circa 400 esametri in cui una zanzara rimprovera in sogno un pastore di averla uccisa e di non averla sepolta.

La Ciris (L'airone bianco) è un epillio di 540 esametri sulla leggenda di Scilla che, avendo tradito per amore il padre, viene trasformata in un uccello marino.

Le Dirae (Le imprecazioni) sono due carmi di circa 100 versi: nel primo un pastore inveisce contro il proprio podere che gli è stato confiscato, nel secondo un pastore lamenta l'assenza della donna amata.

Il Copo (L'ostessa) è un breve idillio in distici elegiaci in cui un'ostessa invita i viandanti a entrare nel suo locale.

Il Moretum (La focaccia) è un poemetto in 122 esametri in cui un contadino si prepara la colazione prima di recarsi nei campi.

L'Aetna (L'Etna) è un poemetto didascalico di 645 esametri sulle eruzioni dei vulcani.

Le Elegiae in Maecenatem sono due carmi, in distici elegiaci, di compianto per il ministro di Augusto.