Letteratura e nazionalsocialismo

Il nazismo nello specchio letterario dell'epoca

La prima letteratura sul nazionalsocialismo e l'antisemitismo, cioè i primi tentativi di raccontarne in prosa il successo provando a illustrarne le ragioni e i metodi, si attenne prevalentemente ai canoni di un realismo ormai già consolidato. Ne sono esempio le opere di Feuchtwanger, Graf e, almeno in parte, di K. Mann, alle quali va affiancata Anna Seghers, autrice in esilio del romanzo più riuscito sulla Germania nazista.

Feuchtwanger

Critico teatrale e collaboratore di Brecht, Lion Feuchtwanger, pseudonimo di J.L. Wetcheek (Monaco 1884 - Los Angeles 1958), andò in esilio in America nel 1933, all'avvento di Hitler. Scrisse, riscuotendo grande successo, romanzi storici in parte di ambiente ebraico, densi di critica socioculturale, quali Süss l'ebreo (Jud Süss, 1925). Il suo romanzo I fratelli Oppenheim (Die Geschwister Oppenheim, 1933), pur non addentrandosi nei meccanismi di adesione di massa al nazionalsocialismo, colse i favori internazionali mettendo in luce l'ansia di riscatto socioeconomico della piccola borghesia tedesca nei confronti dei ricchi borghesi ebrei. Fu autore anche di drammi inerenti i gravi problemi dell'attualità o su figure storiche, come La vedova Capeto (Die Witwe Kapet, 1956).

Graf

Nel 1918 lo scrittore Oskar Maria Graf (Berg, Baviera, 1894 - New York 1967) prese parte a Monaco alla rivoluzione socialista e alla Repubblica dei consigli. Dopo i due primi romanzi (1925) ambientati nella provincia, attirò su di sé l'attenzione degli ambienti letterari con Siamo prigionieri (Wir sind Gefangene, 1928), cui seguirono le novelle del Decamerone bavarese (Das bayrische Dekameron, 1928), a proposito del quale W. Benjamin parlò di “realismo popolaresco”. Fu autore anche di Romanzo di un uomo sposato (Roman eines Ehemannes, 1931) e L'abisso (Der Abgrund, 1936), nel quale raffigurò la bassezza morale di quei socialdemocratici che si compromisero col regime pur di mantenere il proprio potere personale e i propri piccoli privilegi. Nel 1933, all'avvento del nazismo, lasciò la Germania stabilendosi poi dal 1938 negli Stati Uniti, dove pubblicò tra l'altro La vita di mia madre (The life of my mother, 1940) e Inquietudine d'un uomo pacifico (Unruhe eines Friedfertigen, 1947), romanzo di cui è protagonista un ebreo vittima delle persecuzioni antisemite. Nel dopoguerra la sua scrittura realistica parve superata e la sua fama in patria declinò.

Klaus Mann

Secondogenito di Thomas Mann, Klaus Mann (Monaco 1906 – Cannes 1949) emigrò nel 1933 dalla Germania. Fu corrispondente durante la guerra di Spagna, prese la cittadinanza statunitense e combatté in Italia. Morì suicida. Scrisse i romanzi: Mephisto (1936, trasposto in film nel 1981), nel quale, mediante la figura dell'attore e regista teatrale Gustav Gründgens, si racconta l'opportunismo di chi sfruttò l'adesione al regime anteponendo la propria carriera a qualsiasi altro rapporto e valore, e Il vulcano. Romanzo dell'esilio (Der Vulkan. Roman unter Emigranten, 1939), sulle difficoltà dell'emigrazione tedesca a Parigi. Fu autore inoltre degli scritti autobiografici Figlio di questo tempo (Kind dieser Zeit, 1932) e La svolta (originariamente in inglese: The turning point, 1942; in tedesco, Der Wendepunkt, 1952, postumo). La pubblicazione dei suoi Diari (Tagebücher 1931-33) è iniziata nel 1989.

Seghers

Di famiglia israelita, Anna Seghers, pseudonimo della scrittrice Netty Reiling (Magonza 1900 – Berlino Est 1983), studiò storia dell'arte a Colonia e Heidelberg, laureandosi con una tesi sull'ebraismo nell'opera di Rembrandt. Il suo primo romanzo, Grubetsch, apparso a puntate sulla “Frankfurter Zeitung” (1927), è ambientato nei luoghi del sottoproletariato urbano e risente, anche nello stile gelido e distaccato, della “Nuova oggettività”. Il suo secondo lavoro, La rivolta dei pescatori di Santa Barbara (Der Aufstand der Fischer von St. Barbara, 1928), l'avvicinò dal punto di vista poetico all'espressionismo e le fruttò il Premio Kleist nonché, alcuni anni dopo, una trasposizione filmica di E. Piscator (1931) che la rese famosa. Nello stesso 1928 s'iscrisse al Partito comunista e strinse amicizia con il filosofo ungherese G. Lukács, in esilio dopo la vittoria delle forze controrivoluzionare sulla Repubblica dei consigli capeggiata da Béla Kun. Il messaggio politico delle opere della Seghers si fece sempre più chiaro. Nel 1933 lasciò la Germania riparando in Francia, donde nel 1941 raggiunse il Messico. Qui apparve in prima edizione il suo libro più famoso, La settima croce (Das siebte Kreuz, 1942), che narra la fuga dal campo di concentramento hitleriano di Westhofen di sette reclusi, uno solo dei quali, uno sregolato anarchico ex-funzionario comunista, si salva scampando la crocifissione. Va osservato che anche in quest'opera, come del resto nel successivo romanzo apparso prima in inglese Visto di transito (Transit, 1944), la Seghers rimane lontana dagli schemi letterari dell'eroe positivo, mentre la tecnica narrativa è scarna, cinematografica, e risente fra l'altro dell'influsso dello scrittore statunitense J.R. Dos Passos. Nel 1947 rientrò in patria stabilendosi nella Repubblica Democratica Tedesca, dove ricoprì cariche politiche e culturali. I romanzi scritti dopo di allora, complessivamente più deboli, cercano invece di adeguarsi agli stilemi narrativi e agli ideali etici del realismo socialista, cui fino ad allora si era pienamente sottratta.