Come si costruisce una carta geografica

La costruzione di una carta geografica è un'operazione assai delicata, che comprende due diverse fasi: la triangolazione e il rilevamento topografico.

Triangolazione

Con questa operazione si stabilisce precisamente la posizione di alcuni punti sul terreno, non allineati tra loro, e ciò si ottiene utilizzando la nota proprietà geometrica secondo la quale, conoscendo un lato e due angoli di un triangolo, possono venire determinati tutti gli altri parametri. Si fissa sul terreno un certo numero di punti (per esempio, cima di un monte o di un campanile), visibili tra loro a tre a tre e se ne stabiliscono altitudine e coordinate geografiche; quindi si misura la distanza fra due di questi punti (posti al massimo a qualche chilometro di distanza), distanza che viene poi riportata in scala sulla carta: questo segmento costituisce la base geodetica, a partire dalla quale si costruisce un reticolo di maglie triangolari, detto rete di triangolazione, o geodetica.

Rilevamento topografico

Fatta la triangolazione, il rilevamento del terreno, detto anche topografico, ha lo scopo di stabilire la posizione, l'altitudine e le distanze del maggior numero di punti contenuti nei triangoli tracciati in precedenza; inoltre, si descrivono le caratteristiche del terreno e la posizione dei principali elementi topografici naturali (per esempio, fiumi) e artificiali (ponti, strade, edifici ecc.). Questa operazione, che fino ad alcuni decenni fa si svolgeva sul suolo, è oggi sostituita dall'aerofotogrammetria e dal telerilevamento, metodi assai più rapidi ed efficienti.

L'aerofotogrammetria è basata sulla ripresa di foto da parte di velivoli. Durante il volo, a intervalli di tempo ravvicinati (da punti di vista non molto distanti), vengono scattate fotografie orizzontali del terreno. La strisciata fotografica produce una serie di fotografie sovrapponibili: tramite uno strumento, lo stereoscopio, si fondono a due a due, dando origine a una visione tridimensionale della zona fotografata, e si giunge così a un disegno preliminare della carta.

Il telerilevamento utilizza strumenti montati a bordo di satelliti artificiali, che ruotano a centinaia di chilometri dal suolo. Il rilevamento della superficie terrestre viene effettuato attraverso l'analisi di radiazioni infrarosse, visibili o ultraviolette, emesse da oggetti al suolo, raccolte dal satellite, codificate e in seguito trasmesse via radio a stazioni di ricezione a terra, dove sono elaborate e trasformate in immagini al calcolatore o in vere e proprie fotografie.

Questo metodo presenta rispetto agli altri una serie di vantaggi:

  • ogni immagine copre vasti spazi, per cui è possibile avere una visione d'insieme immediata e sintetica di fenomeni e processi. Un'immagine prodotta subito dopo un terremoto o un'inondazione permette di pianificare rapidamente, e su vasta scala, i primi interventi, molto più, per esempio, di un'esplorazione condotta sul terreno, che necessariamente sarebbe molto più lenta;
  • è possibile avere più immagini della stessa area, a pochi giorni di distanza l'una dall'altra, ogni volta che il satellite artificiale passa al di sopra di quell'area. Ciò permette di tenere un particolare evento sotto osservazione pressoché continua e di coordinare eventuali interventi. Ciò è utile, per esempio, per sorvegliare il ciclo vegetativo di molti prodotti agricoli: in caso di difficoltà nella crescita o nella maturazione, si può programmare anticipatamente un'azione di irrigazione o un intervento antiparassitario;
  • poiché le immagini sono elettroniche, possono essere elaborate nei modi più diversi.