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Ždanov, Andrej Aleksandrovič

uomo politico sovietico (Mariupol 1896-presso Mosca 1948). Entrato nel Partito bolscevico a 19 anni, durante la guerra civile (1918-20) si distinse combattendo negli Urali. Segretario del partito a Gorki (1924-34), membro della Segreteria generale del partito (1934), poi segretario del partito a Leningrado (1937), membro del Politburo (1939), si mise in vista come uno dei capi più intelligenti, colti e ambiziosi. Durante la “grande epurazione” (1935-38) collaborò strettamente con Stalin; da allora molti lo considerarono il suo “delfino”. A Tallinn, nel 1940, aveva ottenuto l'annessione dell'Estonia all'URSS; durante la guerra, si acquistò dei meriti nella difesa di Leningrado. Dopo il 1946 la sua influenza su Stalin e sul partito crebbe continuamente. Si attribuisce a lui la fondazione del Cominform (1947) e lo si ritiene il più caldo fautore della “guerra fredda”. Sue furono le direttive inviate ai comunisti dei Paesi occidentali per un inasprimento della lotta contro le altre forze democratiche. Non meno importante fu l'azione di Ždanov sulla vita culturale dell'URSS: egli condannò il servilismo della classe colta di fronte all'Occidente e sostenne che la letteratura, le arti, la filosofia, la musica, la storiografia, la scienza dovevano essere genuinamente ed esclusivamente socialiste. Mettendo in pratica questi concetti, Ždanov, tra il 1946 e il 1948, perseguitò con accanimento quanti – artisti, scrittori e scienziati – non seguivano le direttive sue e di Stalin. Morto quasi improvvisamente, nel 1953 si accreditò la tesi di una sua soppressione da parte di medici sabotatori; ma le prove non si ebbero mai.

Bibliografia

A. W. Just, Stalin und seine Epoche, Monaco, 1953; P. F. de Villemarest, Histoire intérieure de l'URSS depuis 1945, Parigi, 1962; G. von Rauch, Storia della Russia Sovietica, in “Comunità”, Milano, 1965; P. F. de Villemarest, La marche au pouvoir en URSS 1917-69, Parigi, 1969; I. Deutscher, Stalin, Milano, 1969; A. B. Ulam, Stalin: l'uomo e la sua epoca, Milano, 1975; G. Walter, La rivoluzione russa, Novara, 1990.

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