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Estònia

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(Eesti Vabariik). Stato dell'Europa baltica (45.227 km²). Capitale: Tallinn. Divisione amministrativa: province (15). Popolazione: 1.315.819 ab. (stima 2014). Lingua: estone (ufficiale), russo. Religione: protestanti 14,6%, ortodossi 12,8%, non religiosi/atei 6,1%, cattolici 0,5%, altri 66%. Unità monetaria: euro (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,840 (33° posto). Confini: Federazione Russa (E), Lettonia (S), mar Baltico (N-W). Membro di: Consiglio d'Europa, EBRD, NATO, ONU, OSCE, UE e WTO.

Generalità

Affacciata sul braccio più orientale del mar Baltico, estesa su un piccolo territorio, privo di barriere naturali a separarla dalla confinante Russia (fatta eccezione per il grande Lago dei Ciudi) e non particolarmente ricco di risorse naturali, l'Estonia non ha avuto in sorte i requisiti fisici necessari per potersi difendere dagli assalti degli invasori. Infatti il Paese, abitato fin da epoca molto antica da una popolazione di origine ugro-finnica, che Tacito per primo chiamò Aestii, da cui il nome dell'attuale Stato, fu occupato a partire dal 1217 dai danesi e dall'Ordine teutonico dei cavalieri Portaspada, poi dagli svedesi, e, in seguito al trattato di Nystadt del 1721, dai russi. E la forzata russificazione costituisce il tratto distintivo della storia estone prima dell'indipendenza, subita sia all'epoca degli zar, sia, in forma più invasiva e dispotica, dopo l'integrazione nell'URSS (a partire dal 1940), con l'arrivo di migliaia di coloni russi e la fuga o la forzata deportazione di altrettanti cittadini estoni. L'indipendenza, raggiunta dal Paese nel 1991 in seguito allo sgretolamento dell'URSS, ha segnato l'inizio di una rivalsa nazionalistica del Paese e di un progressivo distacco sia economico sia politico dall'ingombrante vicino. Il governo di destra ha condotto fin dall'inizio una politica volta a discriminare la nutrita minoranza russa presente sul territorio e ha adottato una propria moneta. In politica estera il Paese è stato ammesso nel 2004 sia nella UE che nella NATO. Se economicamente la scomparsa dell'URSS ha causato inevitabili danni all'economia nazionale, i Paesi occidentali hanno dato fiducia alla Repubblica baltica con aiuti e investimenti, contribuendo alla sua ripresa economica e finanziaria. L'Estonia è una delle poche repubbliche ex sovietiche che non ha aderito alla CSI.

Lo Stato

In base alla Costituzione del giugno 1992, l'Estonia è una repubblica di tipo parlamentare. I 101 membri del Parlamento (Riigikogu) vengono eletti con il sistema proporzionale e durano in carica 4 anni, mentre il mandato del presidente della Repubblica dura 5 anni. Il potere esecutivo è esercitato dal governo, che risponde del proprio operato al Parlamento. La pena di morte è stata abolita nel 1998. La difesa si compone di quattro corpi: Esercito, Marina, Aviazione più una milizia nazionale; il servizio di leva è obbligatorio. L'istruzione è obbligatoria dai 7 ai 16 anni. L'analfabetismo riguarda lo 0,2% della popolazione.

Territorio: geografia fisica

L'Estonia è la più piccola, la più settentrionale e la più marittima delle Repubbliche Baltiche (il gruppo di Stati ex sovietici affacciati sul Baltico formato da Estonia, Lettonia e Lituania). Le sue coste si estendono per 625 km e sono generalmente basse e sabbiose. La regione è prevalentemente pianeggiante, interrotta solo nelle sezioni orientale e meridionale da modesti rilievi morenici (altitudine max 318 m), ricca di fiumi e di laghi artificiali e naturali, di cui i maggiori sono il lago Peipsi (lago dei Ciudi), in comune con la Russia, quarto d'Europa per estensione, e il Vörts (Vyrts). Una percentuale rilevante del territorio nazionale è costituito dalle numerose isole (se ne contano più di 1500) poste di fronte alla costa occidentale, le maggiori delle quali sono Saaremaa, Hiiumaa, Muhu e Vormsi. Le aree acquitrinose coprono circa un quinto dell'intera superficie, ricca di conche di origine glaciale. I fiumi hanno origini collinari e sfociano al mare dopo brevi tragitti. I maggiori sono il Narva, emissario del lago dei Ciudi, e il Pärnu, che sfociano in corrispondenza delle omonime città rispettivamente nel golfo di Finlandia e nel golfo di Riga. Il clima risente delle influenze atlantiche lungo la costa e di quelle continentali nell'interno. La presenza del mar Baltico, ghiacciato per numerosi mesi all'anno, svolge una funzione solo parzialmente mitigatrice. Le precipitazioni si concentrano soprattutto nei mesi estivi. La temperatura media annua varia dai 6 °C delle isole a ca. 4 °C delle zone interne, scendendo nei mesi invernali dai –3 ai –7 °C.

Territorio: geografia umana

L'Estonia, con una densità di appena 30 ab. per km², è la meno densamente popolata delle Repubbliche Baltiche e la crescita annua ha fatto registrare a partire dagli anni Novanta del secolo scorso valori di segno negativo. Sceso sotto il milione di unità subito dopo la seconda guerra mondiale, il Paese ha visto, a partire dagli anni Sessanta, una massiccia immigrazione di russi (voluta dai vertici del Cremlino in vista di una più rapida integrazione della ex Repubblica nell'Unione Sovietica) che ha profondamente modificato la struttura etnica del Paese: i russi infatti costituiscono il 25,6% ca. della popolazione contro il 68,7% di estoni. Seguono ucraini, bielorussi e finni, oltre a varie altre minoranze. A partire dal 1992, il Parlamento ha cercato di proporre leggi che limitassero la concessione della cittadinanza estone per diritto di nascita, ma le proteste della comunità russa e l'intervento dell'OCSE hanno sempre impedito l'entrata in vigore di questi provvedimenti. Tuttavia le minoranza etniche subiscono una forte discriminazione all'interno del Paese (per esempio raccolgono la maggior parte della popolazione disoccupata). La maggioranza della popolazione si concentra nelle aree urbane. In particolare a Tallinn vivono circa un terzo degli abitanti. Tra le altre città, Tartu è importante per l'industria manifatturiera (e seconda città per popolazione), Pärnu è il maggiore centro turistico balneare.

Territorio: ambiente

Quasi la metà del territorio è occupata da foreste di pini, betulle, abeti e pioppi. Un altro 20% circa è costituito da paludi, torbiere e altre zone lagunari. I mammiferi di grossa taglia diffusi nel Paese sono l'alce, il capriolo, il daino, il cinghiale. Si trovano inoltre linci e castori, oltre a una quantità di specie di uccelli e anfibi protette. Nonostante l'estensione che hanno nel Paese foreste e aree protette, il territorio estone ha gravi problemi di inquinamento. Questo è dovuto soprattutto alle centrali elettriche, che, alimentate con combustibili fossili, emettono sostanze inquinanti che compromettono la qualità dell'aria e talvolta anche di acque e terreni. Inoltre lo sviluppo dell'industria pesante durante il periodo sovietico ha incrementato il fenomeno delle piogge acide e lo scarico in mare di rifiuti tossici. Il governo di Tallinn sta dimostrando tuttavia grande sensibilità al problema, mettendo in atto numerose norme a tutela dell'ambiente. In Estonia ca. il 31,1% del territorio è dichiarato area protetta. Il Parco Nazionale più esteso è quello di Laheemaa, situato nel nord del Paese e comprendente anche un vasto tratto di aree costiere. Numerose sono anche le riserve naturali e paesaggistiche, sia sulle isole sia sul territorio continentale.

Economia

L'Estonia, che già prima di raggiungere l'indipendenza aveva avviato riforme miranti all'instaurazione del libero mercato, è la Repubblica baltica che può vantare i maggiori successi in campo economico. Infatti il Paese all'indomani dell'indipendenza si è avviato subito sulla via delle riforme economiche ed è stato la prima tra le ex repubbliche a emettere una propria moneta. Fin da subito si sono favoriti lo sviluppo dell'impresa privata e, attraverso la concessione di sgravi fiscali, gli investimenti internazionali. Si sono inoltre riallacciati intensi rapporti commerciali con la vicina Finlandia. Questo dinamismo economico ha consentito in qualche misura di far fronte alle difficoltà provocate dalla crisi energetica seguita al distacco dall'URSS (in parte alleviate dal fatto di possedere sul proprio territorio la risorsa degli scisti bituminosi) e dalla necessità di trovare altri mercati di sbocco per le proprie merci. Sintomatico della risolutezza di intenti del Paese è la rapidità con cui sono stati siglati l'accordo di libero scambio commerciale con Lettonia e Lituania, l'accordo di associazione all'Unione Europea (giugno 1995) e la propria candidatura ufficiale a divenirne membro effettivo (dicembre 1995). La prospettiva d'integrazione all'Unione Europea, avvenuta nel maggio 2004, ha poi largamente condizionato l'economia estone, che ha registrato negli ultimi anni una rapida crescita, legata soprattutto a un forte incremento dei commerci e dei servizi. Tale incremento è stato determinato in larga parte anche dalla sempre più consistente presenza di investitori occidentali, soprattutto nei settori forestale, dell'industria leggera e dei servizi. Nel 2008 il PIL è stato di 23.232 ml $ USA, ripartiti tra il 2,6% del settore primario e 29% e 68,4% dei comparti rispettivamente dell'industria e dei servizi. Rimangono, tuttavia, segnali di fragilità, come il deficit della bilancia commerciale e una percentuale di disoccupati intorno al 5,5% riguardante soprattutto le minoranze etniche. Per quanto riguarda i singoli settori economici, l'agricoltura nazionale è fortemente meccanizzata e produce buone rese. Le principali colture consistono in cereali (orzo, frumento e avena), ortaggi, barbabietole da zucchero, alberi da frutta e lino. L'allevamento del bestiame, soprattutto bovini, ma anche suini e pollame, alimenta una avviata industria casearia. Intensamente sfruttato il patrimonio forestale, dal cui legname trae sostentamento l'industria di fabbricazione della carta. Lungo le coste è praticata la pesca, Tallinn è il più importante porto peschereccio. Tra le risorse naturali il Paese possiede, nella zona nordorientale, giacimenti di scisti bituminosi, da cui si ricavano gas naturale, petrolio, resine e prodotti chimici. Il gas viene estratto dagli scisti stessi e avviato poi – tramite un gasdotto lungo 208 km – verso San Pietroburgo e Tallinn. L'energia elettrica prodotta nel Paese è in prevalenza di origine termica. Oltre alla lavorazione degli scisti bituminosi, una certa importanza hanno le industrie chimica e meccanica. In crescita il comparto dei componenti per telefonia e telematica. Altre attività (settori tessile, cantieristico, della carta, del legno e alimentare) sono ubicate nella capitale e nelle città di Tartu, Kohtla-Järve, Narva e Pärnu. Dopo la separazione dall'URSS si è avuto un sensibile decremento della produzione industriale, che ha causato un aumento della disoccupazione. Il Paese è ben servito per quanto riguarda le comunicazioni terrestri. Via mare sono attivi i collegamenti con Svezia e Finlandia. Tallinn è sede del porto commerciale più importante della regione e di un aeroporto internazionale. In espansione i settori bancario e assicurativo. A Tallinn opera una borsa valori. Per quanto riguarda il commercio con l'estero, nell'ultimo decennio il Paese ha in parte allentato i tradizionali rapporti con la Russia per volgere i propri interessi a Occidente, tornando così a ricoprire la sua storica funzione di cerniera tra Europa occidentale e mondo russo. Le importazioni riguardano principalmente materie prime e combustibili e continuano a superare le esportazioni (di prodotti chimici e meccanici). I principali partner commerciali sono Finlandia, Russia e Svezia. Dopo l'apertura delle frontiere, il turismo è in continua crescita, diretto soprattutto verso la capitale e le zone di interesse naturalistico. Il Paese è visitato soprattutto da Finlandesi e da turisti provenienti dalle zone settentrionali d'Europa.

Storia

La vita primitiva e indipendente degli estoni venne alterata, all'inizio del sec. XIII, dalle invasioni dei Germani, che imposero loro il cristianesimo e la presenza dell'ordine religioso-cavalleresco dei Portaspada. Questi ultimi, con i Danesi sbarcati in Estonia in loro aiuto in seguito a un patto di alleanza, nel 1227 avevano ormai sottomesso tutto il Paese.A questo periodo risale anche la fondazione della capitale, Tallinn (1219), che nel 1248 entrò a far parte dell'Hansa. La rivolta della popolazione indigena, costretta a lavorare in dure condizioni a vantaggio degli invasori, non provocò alcun mutamento: i Danesi (metà del sec. XIV) cedettero le loro terre all'Ordine Teutonico che aveva assorbito i Portaspada. Migliore il dominio degli Svedesi, che nel sec. XVI s'insediarono in Estonia al posto dell'Ordine Teutonico e presero le parti della popolazione locale contro i baroni balto-tedeschi. Nel 1721, con l'occupazione da parte dei Russi, nella regione si riaffermò la pressione intollerabile dei vecchi proprietari terrieri. I contadini estoni, parzialmente affrancati dallo zar Alessandro I, raggiunsero una condizione più umana solo nella seconda metà del sec. XIX, grazie alla loro tenace resistenza di fronte all'oppressione economica e alla russificazione. Inutili furono le lotte anche per le riforme sociali; il potere politico era tutto in mano al ceto dei feudatari, che soli rappresentarono l'Estonia alla I Duma russa (1906). Sempre combattendo su due fronti – la russificazione da un lato, la germanizzazione dall'altro – l'Estonia giunse a proclamare la sua autonomia nel 1917 e l'indipendenza nel 1918. Alla fine del 1919 una radicale riforma agraria riuscì a disgregare il latifondismo germanico e molti proprietari tedeschi abbandonarono il Paese. Se, fra le due guerre, l'Estonia riuscì a mantenersi in equilibrio tra Russia e Germania, nel 1940 fu incorporata nell'URSS come Stato federato. Invasa da forze tedesche tra il 1941 e il 1944, alla fine della guerra venne di nuovo integrata nell'URSS. Al periodo dell'occupazione sovietica risale la scelta dell'esilio per ca. 70.000 estoni, fuggiti prevalentemente negli Stati Uniti, in Canada e in Svezia. L'opposizione al potere insediatosi, che ebbe espressione estrema nei “Fratelli della Foresta” (movimento di resistenza il cui ultimo esponente alla macchia fu ucciso nel 1978), fu contrastata dalle autorità moscovite con la russificazione del territorio: venne promossa infatti una forte immigrazione (principalmente di russi e bielorussi) che apportasse forza lavoro alle industrie da poco impiantate grazie proprio alla maggior scolarità e preparazione tecnica fornite dalla popolazione locale; allo stesso tempo si adottarono peraltro misure di deportazione verso la Siberia e l'Asia centrale, che coinvolsero fra il 1940 e il 1954 ca. 141.000 persone. Divenuta in seguito terra di esperimenti economico-produttivi, l'Estonia negli anni Sessanta e Settanta realizzò una discreta crescita economica, tale da confermarla fra le repubbliche più ricche dell'Unione Sovietica (reddito pro capite superiore del 20% ca. alla media). Con l'avvento della perestrojka il fiero sentimento nazionale, a lungo discriminato anche nella sua componente linguistica, riprendeva vigore riuscendo a esprimersi apertamente: all'aggregazione di esponenti riformisti del Partito Comunista della Repubblica, e quindi dall'appoggio alla perestrojka, nell'ottobre 1988 si giungeva alla formazione di un Fronte popolare (Estimaa Rahvarinne) e successivamente, anche attraverso di esso, a una radicalizzazione in senso secessionista, secondo un'evoluzione comune anche alle altre Repubbliche baltiche. Dalla dichiarazione di sovranità del marzo 1990 si era così passati alla deliberazione parlamentare (maggio dello stesso anno) per la restaurazione dell'indipendenza dopo un periodo di transizione, mentre veniva ricostituito con Lettonia e Lituania il Consiglio del Baltico (attivo fra 1934 e 1939). In concomitanza del tentato golpe moscovita dell'agosto 1991 l'Estonia proclamava definitivamente la sua indipendenza, fatta valere anche come atto di assoluta dissociazione dalla minacciata svolta autoritaria. Il sostegno, seppure indiretto, fornito fin dal primo momento alla difesa del processo di democratizzazione sovietico era quindi valso all'Estonia, all'indomani del fallito golpe, il riconoscimento, da parte del neocostituito Consiglio di Stato moscovita, dell'acquisizione della piena sovranità (6 settembre 1991). La Repubblica, presieduta da A. Rüüytel, aveva quindi celermente riallacciato le formali relazioni diplomatiche con vari Paesi, a cominciare da quelli occidentali, chiedendo al contempo l'ingresso nelle principali organizzazioni internazionali ed entrando, fin dal settembre 1991, a far parte dell'ONU e della OSCE Nel giugno 1992 gli Estoni votavano una nuova Costituzione e nell'occasione veniva confermata una legge sulla cittadinanza che escludeva dal voto i russofoni. Alle elezioni politiche i partiti nazionalisti e di destra ottenevano una schiacciante maggioranza, e il nuovo Parlamento eleggeva presidente della Repubblica Lennart Meri (rieletto nel 1996). Intanto, gli importanti passi avanti in ambito economico inducevano la Commissione Europea a inserire il Paese, unico tra quelli dell'area baltica, nel primo gruppo dei futuri membri dell'UE. L'Estonia sottoscriveva, inoltre, all'inizio del 1998, un accordo con Lettonia, Lituania e Stati Uniti, in base al quale questi ultimi si impegnavano ad appoggiare il suo ingresso nella NATO. Frattanto la politica di affermazione della nazionalità e della lingua estone procedeva incurante delle proteste nell'ambito dell'OSCE e della Russia. Alle elezioni legislative del 1999 il Partito di Centro prevaleva ma non riusciva a formare una maggioranza, così che si dava vita a un governo di coalizione capeggiato dal leader di destra Mart Laar, cui succedeva, nel 2002, Siim Kallas, sempre del centro destra. Nel frattempo veniva eletto presidente l'ex comunista Arnold Ruutel (2001). Nel dicembre 2002, al vertice di Copenaghen, l'Estonia concludeva il negoziato per l'adesione alla UE, approvata dalla popolazione con un referendum nel 2003. Sempre nel 2003 veniva nominato primo ministro Juhan Parts. Nel marzo 2004 il Paese aderiva alla NATO e in maggio entrava nell'Unione Europea. Nel settembre 2006 il Parlamento eleggeva Toomas Hendrik Ilves presidente. Nel marzo 2007 si tenevano le elezioni politiche vinte dal partito del premier uscente Andrus Ansip che si insediava nuovamente al governo il mese successivo. La coalizione di governo di centro-destra ha vinto le elezioni legislative del marzo del 2011, riconfermando la supremazia del partito di Ansip (Partito riformista). Le successive elezioni del 2015 vedevano la supremazia del Partito riformista e la conferma di Taavi Rõivas al governo.

Cultura: generalità

Sottoposta per secoli alle dominazioni danese, germanica, svedese e russa, la cultura estone risente profondamente delle suggestioni provenienti da quei Paesi. Per quanto riguarda l'architettura e le arti figurative, le espressioni artistiche estoni sono abbastanza conformi a quelle che appaiono negli stessi periodi nei Paesi dominatori. A eccezione del romanico, che ebbe una diffusione marginale sul territorio, si possono osservare esempi di arte gotica (di provenienza germanica), e l'avvicendarsi di uno stile rinascimentale e barocco ispirato a quello svedese. Ai tempi della dominazione svedese risale anche la fondazione della prima università (a Tartu, nel 1632). Dopo la pace di Nystadt (1721) e il passaggio alla dominazione russa, l'architettura seguì canoni ispirati a rococò, neoclassicismo e stile impero in voga nel Paese occupante. Per il manifestarsi di una letteratura nazionale in lingua estone (unica, tra gli idiomi baltici, di ceppo ugro-finnico) bisogna aspettare l'Ottocento, quando fece la sua apparizione il Kalevipoeg, poema epico basato sulle leggende tradizionali, opera capostipite di un filone letterario che rivendicava l'identità del popolo estone, e che proseguiva anche nel Novecento con le opere neo-realiste (su tutte il romanzo Verità e giustizia di Tammsaare) e degli scrittori esuli. In campo architettonico il Novecento, dopo le suggestioni art nouveau di inizio secolo e il periodo costruttivista, l'influenza russa rimaneva predominante sino all'indipendenza. Per quanto riguarda invece le tradizioni, il susseguirsi di dominazioni straniere ha in parte ostacolato la libera manifestazione del gusto e del folclore nazionale, che si è tramandato nel corso dei secoli soprattutto in forma orale (leggende, canzoni, preghiere). Dopo l'indipendenza il recupero nel Paese della lingua e dell'identità nazionale, soprattutto per reazione alla russificazione subita, è portato avanti con forza anche a livello politico.

Cultura: tradizioni

Il folclore estone è riuscito a sopravvivere a secoli di dominazione straniera grazie soprattutto a una ricca tradizione orale di canzoni, versi e canti liturgici (rahvalaule) che celebrano l'alternarsi delle stagioni, la coltivazione della terra, la vita in famiglia, l'amore e i miti. Il più antico canto estone, risalente addirittura al primo millennio prima di Cristo, è la musica liturgica runica. La festa popolare più importante dell'anno si celebra il 23 giugno, vigilia del Jaanipäev, la notte di San Giovanni e dei poteri magici, durante la quale gli estoni cantano e danzano intorno ai falò. Le tradizioni legate al periodo invernale sono invece più raccolte e meditative e il mese di novembre in particolare è dedicato al ricordo dei defunti (Tempo degli Spiriti). Altre manifestazioni legate al folclore sono il Festival folk del Baltico, che si svolge in luglio nella capitale con mostre, danze e sfilate di vario tipo; e soprattutto il Festival della canzone estone, che si tiene ogni cinque anni e offre canti corali della tradizione che richiamano un numeroso pubblico. Dal punto di vista dell'artigianato, molto famosa è la lavorazione dell'ambra (proveniente dalle spiagge baltiche) e della creta. La lavorazione del legno si esprime nella scultura di piccole immagini religiose e nell'arte del decoro e dell'intaglio di fusi, utensili, strumenti musicali, pilastri e cornicioni delle case. § Per quanto riguarda la gastronomia, il pesce affumicato è una specialità estone, soprattutto la trota (suitsukala); ma è il maiale l'alimento nazionale, e il piatto forte è il verevorst, una salsiccia di sangue di maiale avvolta nelle budella e cucinata nel periodo natalizio insieme alla pancetta affumicata. Salsicce e frittelle di sangue (vere pannkoogid) vengono servite nella maggior parte dei ristoranti tradizionali estoni. Diffusa è anche la carne di manzo, servita con contorno di patate e crauti. Sono diffusi dolci a base di frutti di bosco e uva passa. Il liquore nazionale è il Vana Tallinn, dolce e a base di erbe. Elevato anche il consumo di birra, proveniente dall'isola di Saaremaa.

Cultura: letteratura

Per la mancata indipendenza nazionale, e prescindendo da un'antica e ricca poesia popolare, la letteratura propriamente detta si sviluppa relativamente tardi in Estonia. Il primo libro vi viene stampato nel 1517, ma solo nel 1708 con l'elegia di Hans Kasü si ha anche il primo componimento poetico di autore estone. Nei primi decenni dell'Ottocento si forma un intenso movimento estofilo che prepara il risveglio spirituale della nazione e che si concretizza con la pubblicazione del poema epico Kalevipoeg (1857-61), compilato da F. R. Kreutzwald. Sotto la forza stimolatrice di questo poema s'inizia poi una fervida vita letteraria in senso eroico-nazionale, non priva però di accenni romantici, la cui principale rappresentante è la poetessa Lydia Koidula. Attenuatosi questo movimento, essenzialmente romantico e patriottico, si manifesta intorno al 1890 l'esigenza di una visione più realistica (E. Vilde, A. Kitzsberg, J. Liiv, ecc.). Come reazione all'intensa russificazione culturale, sorge, dopo la prima rivoluzione russa (1905), il movimento della Noori Eesti (Giovane Estonia), il cui programma principale è l'europeizzazione della cultura estone finora rinchiusa in se stessa, e che in campo letterario si manifesta in un neoromanticismo con venature simboliste e impressioniste (G. Suits, F. Tuglas, V. Ridala, E. Enno, A. Tessa, ecc.). Con il movimento della “Giovane Estonia”, la nazione estone raggiunge la sua maturità, mentre intorno al 1917 sorge un nuovo orientamento letterario che porta il nome di un uccello leggendario (Siuru). È una scapigliatura in ritardo in cui confluiscono un individualismo eccessivo e un estetismo molto spinto (M. Under, H. Visnapuu, J. Semper, ecc.). Ma già nel 1920, con la conquistata indipendenza, il realismo ha di nuovo il predominio e, con sfumature più o meno differenziate, lo conserverà fino alla nuova perdita dell'indipendenza nazionale (1940). I più significativi rappresentanti del neo-realismo sono: A. Kivikas, A. H. Tammsaare, H. Metsanurk, H. Raudsepp, K. A. Hindrey, K. Ristikivi, A. Jakobson, mentre si era andato affermando il gruppo neosimbolista formatosi nel 1936 intorno all'antologia Arbujad (esorcista, indovino). Ne fecero parte H. Talvik, B. Alver, K. Merilaas, U. Masing, ecc. Con l'incorporazione dell'Estonia nell'Unione Sovietica (1947) la letteratura estone si scinde in due rami assai diversi: in Estonia operano i seguaci del “realismo socialista” (H. Leberecht, J. Smuul, ecc.), mentre numerosi scrittori scelgono la via dell'esilio, accolti soprattutto in Svezia, dove nel 1950 viene fondata la rivista Tulimuld (Terra bruciata). Con la distensione degli anni Sessanta e Settanta e il riaprirsi delle frontiere, molti scrittori estoni in esilio sono tornati nella madrepatria: tra questi, J. Kross ha raccontato in alcune sue opere le repressioni staliniane subite dal Paese. Questo ha significato per l'Estonia, rimasta isolata nello stesso mondo scandinavo, un progressivo inserimento in un contesto europeo, poi pienamente realizzatosi con la ritrovata indipendenza.

Cultura: arte

A partire dal sec. XIII, con la colonizzazione tedesca e danese, la produzione artistica estone si uniformò a quella dell'Europa occidentale. Furono costruiti numerosi castelli (Tallinn, Narva, Kingissep, Haapsalu) e sorsero edifici religiosi e civili di stile gotico (cattedrale e chiesa di S. Giovanni a Tartu, sec. XIII-XV; cattedrale e chiese di S. Niccolò e di S. Olao a Tallinn, sec. XIII-XVI; municipio di Tallinn, sec. XV-XVI). Verso la metà del Cinquecento si ebbero i primi esempi del gusto rinascimentale, il cui maggiore esponente fu lo scultore e architetto Arent Passer (Casa delle Teste Nere a Tallinn, 1597; monumento funebre del generale svedese Pontus de la Gardie nella cattedrale di Tallinn, ca. 1590). Nel sec. XVIII giunsero in Estonia architetti italiani, russi e tedeschi. Le città si arricchirono di palazzi barocchi (castello Katharinental di Tallinn, iniziato nel 1718 da N. Michetti e M. G. Semzoff; municipio di Tartu, di J. H. B. Walther, 1782-89; numerosi edifici a Narva). Nella prima metà dell'Ottocento l'arte si uniformò ai modelli neoclassici sia in architettura (Università di Tartu, di J. W. Krause, 1809), sia nelle arti figurative (K. A. Senff) e in scultura, con prolungamenti accademici nella seconda metà del secolo (lo scultore A. Weizemberger, il pittore di soggetti storici J. Köler). I maggiori artisti locali lavorarono all'Accademia di Pietroburgo e artisti russi (come gli scultori I. P. Martoss e V. I. Demuth-Malinowski) lasciarono importanti opere in Estonia. Nella seconda metà del secolo l'architettura divenne eclettica, mentre in pittura e in scultura prevalse il realismo dei pittori tedesco-baltici (come O. Hoffman) e dei primi artisti locali attivi in Estonia (P. Rand, lo scultore A. Amandson). Un generale rinnovamento artistico e culturale si verificò agli inizi del sec. XX. In architettura un gruppo di architetti finlandesi diffuse il gusto dell'Art Nouveau (teatro dell'associazione Wanemuine a Tartu, 1906, e teatro Estonia a Tallinn, di A. E. Lindgren; chiesa di S. Paolo e piano regolatore di Tallinn, di E. Saarinen), subito recepito dagli architetti locali (palazzo del Parlamento di Tallinn). I pittori e gli scultori contemporanei seguirono gli indirizzi della scuola di Parigi (A. Laipman, K. Raud, K. Mägi, N. Triik; lo scultore J. Koort). Tra il 1920 e il 1940 all'Art Nouveau subentrò il costruttivismo, in polemica con la tendenza classicistica propria dell'epoca. Nelle arti figurative i pittori A. Jansen, E. Adamson e A. Vabbe e i grafici G. Rheindorff e F. Viiralt si allinearono al gusto delle avanguardie europee. Dopo la liberazione (1944) e l'incorporamento nell'URSS si ebbe un'intensa attività architettonica: furono ricostruite le città distrutte e se ne fondarono di nuove (Kohtla-Järve). Dapprima l'architettura risentì del pesante decorativismo di quella sovietica, evolvendo poi verso forme più sobrie e razionali. L'influenza sovietica è apparsa evidente anche nella pittura, dove, sino alla metà degli anni Ottanta, il “realismo socialista” ha prevalso sulle avanguardie. Grande sviluppo ha avuto in Estonia la produzione di oggetti d'arte applicata ispirati ai motivi della tradizione popolare.

Cultura: teatro e cinema

Fino al 1870 fu attivo soltanto un teatro in lingua tedesca, cui si affiancò, dagli inizi del sec. XIX, allestito da dilettanti tedeschi, qualche spettacolo in estone. In quell'anno l'associazione Wanemuine di Tartu e l'anno seguente l'Estonia di Tallinn diedero l'avvio ufficiale a un teatro nazionale. Con l'indipendenza si costituirono quattro teatri nella capitale (con una scuola di recitazione) e altri in 8 città di provincia: si recitavano soprattutto testi vecchi e nuovi dei repertori occidentali. Altrettanto intensa è stata la vita teatrale dell'Estonia come repubblica sovietica: ne restano i frutti, per esempio, a Tallinn dove sono attivi un teatro di prosa in estone e uno in russo, nonché una sala di opera e balletto; o a Tartu, dove è nuovamente attiva la Wanemuine. Popolarissime sono sempre state le operette, che traggono spesso ispirazione dal patrimonio folclorico locale.Per quanto riguarda il cinema la prima casa di produzione fu la Tallinn Film, nata nel 1955. Dopo l'indipendenza il cinema nazionale ha avuto nuovo slancio con l'apertura di due nuove case produttrici: La Eesti Aeg e la Estofilm.

Bibliografia

Per la geografia

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Per la storia

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Per la letteratura

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Per l'arte

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